Ordinaria violenza nelle scuole
Una riflessione su episodi di bullismo sempre più frequenti.
Episodi di violenza nelle scuole pare siano diventati ordinari. Ultimamente i mass media hanno dato particolare enfasi al problema del bullismo, proponendoci un ventaglio di storie di pura violenza. È pleonastico dire che simili episodi trovano diritto di cittadinanza anche nella nostra “piccola” realtà locale. Non vorremmo, però, trattare superficialmente questa problematica, limitandoci a raccontare storie di violenza nelle scuole del nostro paese perché, eccetto qualche sfumatura, risulterebbero identiche alle tante pagine di cronaca in abbondanza contenute nelle più note testate nazionali. La nostra, pertanto, vuole essere una semplice riflessione, per riscattare l’informazione dalla volgarizzazione di cui sovente è prigioniera. Ergo, il nostro proposito è riflettere sulla difficoltà di poter far valere la propria gioventù in un clima sempre più angusto e poco stimolante.
La difficoltà non sta nel comprendere cosa significhi essere giovani: tutti lo siamo stati e tutti siamo a conoscenza delle emozioni che rapiscono quest’età. Il problema è capire come si fa ad essere giovani oggi. Tutto sembra aver fretta: la nostra vita familiare si riduce a niente, le nostre uscite serali sono rimandate, le nostre vecchie amicizie rimpiazzate per poi essere dimenticate, le nostre estati vissute rimpiangendo l’inverno, i nostri ricordi scartati. Eppure siamo cresciuti in modo normale: abbiamo ascoltato i nostri maestri; rispettato le parole dei nostri genitori; giocato sino alla nausea; disegnato con i mille colori che ci venivano regalati; abbiamo risposto alle domande che ci venivano poste; siamo andati a scuola ogni giorno; abbiamo letto i libri che i nostri maestri ci hanno consigliato; non abbiamo sbattuto la porta quando eravamo adirati…
Cosa non va? Cosa non ha funzionato? La nostra libertà. La libertà ha fatto demolire l’intero impianto educativo. Nessuno ha chiesto cosa volevamo fare. Abbiamo letto i libri, ascoltato, imitato, ma nessuno ha avuto la cortesia di lasciarci un po’ di tempo…Forse avremmo scritto un libro, un libro tutto nostro, un libro senza grammatica, senza logica, tutto pieno di errori…Ma, almeno, avremmo potuto anche noi parlare, osservarci, vantarci di aver costruito qualcosa direttamente con le nostre mani…Avremmo potuto imparare già da piccoli a responsabilizzarci, a riconoscere i nostri errori, a credere in noi, ad accettare le perdite più gravi, a metterci l’anima in pace di fronte a chi oggi è lontano da noi…Peccato! Peccato, perché avremmo saputo ascoltare meglio, perdonare di più, comprendere maggiormente; avremmo seguito le nostre passioni e i nostri pensieri dovunque, senza timore di perderci per evitare futuri rimpianti.
“Siamo stanchi di diventare giovani seri,
o contenti per forza, o criminali, o nevrotici:
vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare
qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare.
Non vogliamo essere subito così sicuri.
Non vogliamo essere subito già così senza sogni”
Pier Paolo Pasolini
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