Michele Santeramo: Sacco e Vanzetti secondo me

Valeria De Ceglia

L’autore e regista terlizzese raconta la sua arte e ci svela chi sono i suoi maestri

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A seguito del grande successo riscosso dallo spettacolo teatrale “Sacco Vanzetti loro malgrado” ci sembrava quasi doverosa una chiacchierata con Michele Santeramo, autore dell’attualissima drammaturgia dello spettacolo prima citato.

Come nasce il progetto “Sacco e Vanzetti loro malgrado”?
Il lavoro su Sacco e Vanzetti nasce come una commissione. Il Comune di Torremaggiore ha commissionato all’Oda Teatro di Foggia la realizzazione di uno spettacolo su Sacco e Vanzetti. Il teatro Oda di Foggia ha contattato una serie di professionisti del territorio. Pian piano il progetto ha perso le connotazioni di commissione ed è diventato una cosa molto più appassionante perché,approfondendo la storia di Sacco e Vanzetti,abbiamo ritrovato temi che sono oggi molto attuali.Il primo più grosso tema è semplicemente la voglia di porre i propri ideali davanti al  personale tornaconto.

C’è una relazione tra l’anarchia e l’altruismo?
Credo di sì. L’anarchia parte dal riconoscere esattamente le proprie volontà,i  propri desideri e farli diventare una volontà politica. Tutto ciò non può prescindere dal contesto nel quale si vive. Sacco e Vanzetti sono diventati anarchici anche per difendere gli interessi di molti operai (che lavoravano minimo 12 ore al giorno) oltre che i propri interessi,essendo loro stessi due operai,un calzolaio e un pescivendolo.

Il tema dell’immigrazione, trattato in “Sacco e Vanzetti loro malgrado” è molto forte e attuale. Ci sono molti giovani nel nostro Sud che emigrano in un Nord,a loro parere, più industrializzato. Qual è il consiglio o il messaggio che vorresti dare ai giovani capaci e pieni di talento del nostro Sud?
Mi guardo sempre bene dal dar consigli perché non credo che nessuno di noi abbia il merito di dare consiglio.Mi limito a raccontare la mia esperienza; la mia è l’esperienza di una persona che voleva fortemente fare una cosa ed è dovuta andare via perché qui non vedeva la possibilità di fare niente. Andando via, ho visto come si poteva fare questo mestiere;a un certo punto ho avuto la fortuna di incontrare Michele Sinisi e abbiamo deciso incoscientemente di tornare qua perché il nostro teatro poteva nascere solo di qua; poteva nascere meglio di qua;poteva essere colorato di questa terra,di questi dialetti,di queste lingue. Come fai a colorare il tuo teatro di queste lingue se poi non vivi queste lingue!
Credo che sia importante la voglia che ciascuno di noi scommetta su quello che vuole fare. Non credo che altri scommetteranno su noi; non ho mai trovato nessuno, quando ho iniziato a fare questo mestiere, che mi ha detto “Non ti preoccupare, ti finanzio io, scommetto io sul tuo talento”. Solo io potevo scommettere sul mio talento. Scommettere sul proprio talento è complicato perché bisogna essere capaci di sopportare,accettare le prime sconfitte. La cosa più semplice è ritirarsi di fronte alle  sconfitte. Forse è anche giusto che sia così perché se 150 persone a Terlizzi facessero teatro, la nostra non sarebbe più una città perché mancherebbero altre figure professionali. È giusto che non tutti riescano ad arrivare all’obiettivo che si sono posti ma è anche giusto che tutti provino ad arrivare a quell’obiettivo.

Il teatro e il cinema, il teatro e la televisione. Un po’ colpevolizzerei la televisione per ciò che quotidianamente trasmette e soprattutto perché,come dice Pasolini, non c’è una parola di scandalo. Penso che, nel teatro, di parole di scandalo ce ne siano varie. Vuole riferirci  qualcosa a proposito dello scandalo nel teatro (scandalo da intendere come disturbo delle coscienze)?
Il teatro è scandalo ogni volta che è buon teatro. Il buon teatro,come io lo intendo,non è solo spettacolo. Il teatro avviene quando avviene un incontro tra degli attori e degli spettatori; quando esiste una capacità di comunicare tra gli attori che sono in scena e gli spettatori che si sono messi il cappotto,hanno preso la macchina per poter vedere quello spettacolo. Il buon teatro è scandalo perché è comunicazione vera. La televisione non può fare scandalo perché non è comunicazione vera. Oggi in questo totale abbassamento di volontà di cercare cose un po’ più vere sono coinvolte sia la televisione che il cinema. Anche il cinema ha perso la capacità di raccontare storie vere e di mettere in scena attori. In Italia di attori,cioè gente che conosce il suo mestiere,ce ne sono pochissimi.

Qualche nome?
Toni Servillo è un grande attore. Già la mia difficoltà a cercare dei nomi è il segno di quanti ne siano pochi. È molto diverso dal cinema americano dove ci sono delle grandi icone,anche sexy,per esempio Brad Pitt, Leonardo Di Caprio.Sono bravi anche se fanno film commerciali. È gente che conosce il mestiere;che ha studiato. Qua in Italia, invece, sembra che tu possa fare una pubblicità, avere la faccia giusta e diventare l’idolo delle teenager. È quanto succede periodicamente: prima Stefano Accorsi poi Riccardo Scamarcio. Succede periodicamente perché le teenager crescono e, una volta cresciute, dimenticano.

Convertendo in scritto teatrale un’opera letteraria non si rischia di farla invecchiare?
L’operazione di mettere in scena un’opera letteraria è complicatissima e non può prescindere dal tradimento di quell’opera. La prima cosa da fare è tradirla e vedere se, dentro quel tradimento, c’è la possibilità di farla rinascere in qualche altra forma.

Può indicare qualche nome di un suo maestro?
Il mio maestro vivente, a sua totale insaputa, è Umberto Contarello, uno sceneggiatore. Credo che,in Italia,per chi scrive per il teatro,un grande maestro da studiare fino in fondo sia Edoardo De Filippo.

Pasolini aveva un attore preferito Ninetto Davoli,quale è il suo Ninetto Davoli?
Il mio attore preferito è Michele Sinisi perché la nostra è una crescita che va avanti insieme,formiamo ciascuno se stesso sulla crescita dell’altro.

Terlizzi è una realtà un po’ angusta. Come la vive?
Terlizzi è il posto nel quale torno a casa; è l’idea di casa. Ho deciso di vivere qua perché è il posto nel quale crescerà mio nipote e nel quale ci sono gli affetti di nascita. È una città nella quale stiamo provando a trovare interlocutori.

Quali sono questi interlocutori?
Ci sono delle persone nell’amministrazione comunale,nell’associazionismo,nell’attività commerciale.
C’è,a Terlizzi,un presidio del libro.

Ha mai partecipato?
Ahimè,non ho partecipato a Terlizzi ma a Bitritto perché lì mi hanno invitato.

Cosa pensa del nuovo Cinema “Piccolo Osservatorio Garzia” operante a Terlizzi?
Credo che quello spazio sia una cosa essenziale. Francesco Binetti, Arcangelo Fumarola sono stati capaci di creare uno spazio che può ospitare gente, film, fare cose che a Terlizzi non si facevano da 20 anni. Credo che è uno spazio che andrebbe sostenuto. Noi, come Teatro Minimo, cerchiamo di sostenerlo portando là dentro i nostri spettacoli e rinunciando al cachet.

I prossimi appuntamenti qui a Terlizzi?
21, 22, 23 dicembre “Vico Angelo Custode”, è uno spettacolo prodotto l’anno scorso. Si terrà all’Ossevatorio Garzia. Probabilmente faremo anche una serie di prove e un laboratorio su Cyrano di Bergerac.

Durante un suo intervento in occasione dell’inaugurazione del Teatro Millico, ha fatto riferimento al lavoro di Pasolini “Che Cosa sono le Nuvole”. Vuole spiegarcelo?
Che cosa sono le nuvole è un’opera d’arte pura. C’è un enorme Totò e Pasolini interpretato da Ninetto Davoli. Ogni volta che vedo Ninetto Davoli vedo un braccio, un pezzo di corpo di Pasolini. La sequenza finale è straordinaria:
“ Otello: Che sono quelle?
Jago : Quelle…sono le nuvole.
Otello: E che sono ste nuvole?
Jago: Mah”
È un “mah”assolutamente straordinario.

Pensi che il teatro sia il riscatto dell’arte?
Penso che il teatro sia il riscatto del teatro. Non credo che l’arte abbia bisogno di essere riscattata, credo che l’arte abbia bisogno di essere frequentata un po’ di più da tutti.

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