Tenente Saltarelli: «Adesso a Terlizzi i cittadini collaborano di più»

Nicolò Marino Ceci

Nel cambio di guardia al Comando dei Carabinieri, l’ufficiale parla dei suoi cinque anni e spende parole di elogio per il collega che ne ha preso il posto.

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“Scusate il ritardo”: è questo il messaggio che il Tenente dei Cc Saltarelli, ha voluto comunicarci, concedendoci quest’intervista, rammaricato per non esser riuscito a darcene una prima di andar via. Luciano Saltarelli infatti è stato trasferito in Ottobre dal Comando di Terlizzi, dov’è stato 5 anni, al Reparto Operativo del Comando Provinciale di Napoli e non abbiamo avuto la possibilità, per vari motivi, di intervistarlo. Ecco allora questa tranquilla chiacchierata sulla sua esperienza terlizzese, tra legalità e criminalità.

Innanzitutto grazie per la disponibilità; come si trova a Napoli?
C’è molto da lavorare: è l’occhio del ciclone. Di Napoli si parla ogni giorno nella cronaca nazionale: per omicidi, per rapine, scippi e così via. Sono in un Centro Operativo in cui ci sono vari reparti specializzati ognuno dei quali si occupa di qualcosa in particolare: racket, usura etc.

Rispetto a Terlizzi?
E’ chiaro che è una realtà completamente diversa, una situazione più grave e molto meno tranquilla.

Nei suoi 5 anni di mandato a Terlizzi, la cultura della legalità è cambiata negli anni?
Direi proprio di sì. Quando sono arrivato c’erano sparatorie tra delinquenti e con i Cc quasi ogni 10 giorni. Le rapine erano quasi all’ordine del giorno e non avevamo chiamate al 112.

E oggi invece?
La situazione è cambiata molto: la gente finalmente comincia a chiamare il 112 (sono più le donne che lo fanno) e si comincia ad infrangere il velo dell’omertà. La situazione è più tranquilla; è in continuo miglioramento e la gente sta facendo il proprio dovere.

Bilancio del suo ultimo anno di attività, del 2006.
E’ stato un anno intenso in cui a fronte di 250 denunce abbiamo realizzato 60 arresti: è un buon risultato; l’attività di contrasto è aumentata e i reati sono anche diminuiti.

Incendi di scuole, auto e cassonetti: sono gli ultimi atti criminali che ha avuto modo di vedere. C’è chi dice che le auto incendiate possano essere il ‘biglietto da visita’ per il nuovo Sottotenente Berè, un avvertimento dal messaggio: “noi ci siamo”. E’ solo una voce?
E’ una tesi possibile ma non certa. Secondo me questi atti piromani servono solo a ristrutturare l’omertà a Terlizzi perché così i delinquenti riescono ad agire più indisturbati; per quanto riguarda le scuole e i cassonetti in particolare, credo che siano segni di semplice mancanza di rispetto della res publica, di qualcosa che è di tutti. Questa ineducazione è purtroppo una mancanza perenne che abbiamo già quando si butta una carta per strada.

A che punto sono le indagini sulle macchine incendiate?
Abbiamo preso uno dei piromani; sappiamo chi sono le persone ma purtroppo ci mancano le prove: dobbiamo infatti riuscire ad incastrarli in flagranza di reato, sul fatto.

C’è un sistema organizzato di delinquenza a Terlizzi?
Diciamo di no: sono solo persone che preferiscono delinquere anzi che lavorare. Non fanno paura più di tanto: non è una criminalità forte.

Com’è la criminalità locale rispetto ai paesi limitrofi?
Penso che la situazione qui sia più tranquilla. Non ci possiamo lamentare.

Si paga il pizzo a Terlizzi?
Non mi risulta e comunque sono convinto di no.

Come sono i terlizzesi?
Brava gente. E’ un popolo caloroso e generoso ma anche pretenzioso. Forse è troppo autodidatta in certe situazioni: anzi che rivolgersi da noi preferisce fare tutto da solo e poi si caccia nei guai. Il mio giudizio è comunque positivo.

Com’è il nuovo Sottotenente Berè?
E’ un ragazzo sveglio, intelligente e gran lavoratore. Avrà successo.

Tornerà ancora a Terlizzi?
Certo: a Terlizzi mi sento a casa e vengo sempre volentieri dato che mi sento legato a questa realtà. Ho un bel ricordo di questi 5 anni.

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