La carta dei valori delle associazioni

La Redazione

Le proposte del presidente della Consulta delle Associazioni, Vito de Leo, perchè Terlizzi realizzi una profonda svolta etica e culturale, fondata sulla riscoperta di un qualcosa che abbiamo dimentica

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Riceviamo e pubbichiamo una lettera di Vito de Leo, presidente della Consulta dellle Associazioni, indirizzata alle Associazioni comunali,alle Istituzioni scolastiche,agli Amministratori comunali, alle Forze politiche e alle organizzazioni sindacali, avente per oggetto il progetto di una carta dei valori delle associazioni e del cittadino.            

Facendo seguito all’incontro promosso dal presidente del Consiglio comunale, congiuntamente con la Commissione affari istituzionali, tenutosi il giorno 19/10/2006, nella sala Consiliare, per discutere l’organizzazione di una seduta monotematica del Consiglio comunale, avente ad oggetto il tema della pace, nel quale tutti gli intervenuti hanno apprezzato l’iniziativa di convocare le associazioni comunali per offrire un contributo di idee e di proposte, ma nel contempo, hanno unanimemente denunciato la mancata regolamentazione degli istituti di partecipazione previsti dallo Statuto comunale, che rende, di fatto, impossibile la concertazione tra l’Ente locale e la Società civile, mi pregio inviarVi una nota nella quale sono enunciate alcune proposte che mi auguro possano essere oggetto di riflessione e di discussione nei rispettivi ambiti istituzionali.  

A Terlizzi, avvertiamo la necessità che nella nostra città si realizzi una profonda svolta etica e culturale, fondata sulla riscoperta di un qualcosa che abbiamo dimenticato: la religiosità civile.

Essa consiste nell’amore per la propria terra,per la propria storia,per le comuni istituzioni. Essa comporta un senso di appartenenza primaria alla comunità, e poi, ad un movimento, a un’associazione, ad un gruppo, superando inutili personalismi e vacui egoismi. Essa richiede una nuova cultura che individui regole e valori di una convivenza delle differenze.

Tutto ciò passa attraverso:
A) una profonda meditazione sulla cultura della democrazia e sui valori altissimi che essa implica, primi fra tutti la libertà’ e l’uguaglianza; una cultura che appare francamente semplificata e banalizzata, laddove essa necessita invece di una profonda consapevolezza etica e di uno spiccato senso di responsabilità;

B) In particolare, avvertiamo la responsabilità di contribuire a dare attuazione allo Statuto Comunale non ancora completamente operante per la mancanza di regolamenti e atti amministrativi concreti. Lo Statuto comunale rappresenta, infatti, una “nuova frontiera della democrazia”, grazie ai poteri di controllo e di intervento e agli istituti di democrazia diretta che favorirebbero una partecipazione attiva dei soggetti alla vita cittadina, consentendo loro d’incidere concretamente nelle decisioni delle diverse Amministrazioni comunali;

C) una cultura delle regole e del rispetto delle stesse</strong>; dove non vi sono regole chiare, uguali per tutti e all’altezza della complessità dell’oggi, prevale la legge del più forte, cioè la violenza e la sopraffazione, che sono la negazione di una moderna società civile;

D) una cultura della partecipazione responsabile: tutti i cittadini, individualmente ed associati, devono contribuire a realizzare quella svolta etica e culturale, mettendo in comune le proprie idee, le proprie potenzialità e la propria opera;

E) una cultura dell’ambiente: non è più concepibile sottovalutare il problema del rispetto dell’ambiente nel quale viviamo (ARIA, ACQUA, NATURA, MONUMENTI, CENTRI STORICI, VERDE PUBBLICO…) troppe volte vilipeso, sfregiato, violentato. Bisognerebbe ripartire da qui per immaginare un progetto di città diversa, più vivibile per tutti, a misura d’uomo, più bella, che offra spazi liberi soprattutto ai bambini e agli anziani..

F) una cultura del volontariato e della solidarità’: non le parole vuote di cui oggi tanti si riempiono la bocca, ma la valorizzazione dell’azione di quei pochi che ogni giorno lavorano concretamente a fianco  di chi vive una situazione di disagio. E’indispensabile un radicale capovolgimento di mentalità anche in questo senso: una prossimità del tutto nuova, che passi attraverso una riqualificazione e un ampliamento dei servizi tradizionali, e soprattutto, evochi un “prendersi cura” tramite il mantenimento vivo in ciascun cittadino della condizione in cui vive “l’altro da sé” .

Siamo consapevoli che il percorso è lungo ed irto di ostacoli. Siamo consapevoli che è difficile sradicare una mentalità e dei comportamenti cui ci si è assuefatti nel corso del tempo. Ma pure bisogna prima o poi cominciare.

E’ necessario avviare un grande e spontaneo movimento civile, culturale, etico, d’ispirazione profondamente democratica, che diventi luogo di partecipazione, di proposta, di discussione, di approfondimento, di azione, per tutti quei cittadini, quei gruppi, senza alcuna distinzione di carattere politico, che abbiano a cuore le sorti di questa città.            

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