“Random poetry, dipinto di un desiderio nell’autopsia del cuore”
Un’altra sera trascorsa nel clima caloroso di una discussione tra vecchi amici. Un’altra chiacchierata informale con una giovane scrittrice.
Una nuova presentazione di un libro, stavolta di poesie.
L’autrice di “Random Poetry, poesie per caso”, Teresa Ancona esordisce emozionata ma determinata, pennellando temi e propositi alla base della sua ‘fatica letteraria’.
Teresa chiarisce immediatamente che la raccolta di poesie nasce “puramente per caso”.
Ma mica tanto. Infatti prosegue:”già da bambina scrivevo; riempivo quaderni e quaderni di poesie.” In seguito abbozza il ritratto di un libro che è in realtà il dolce predicato di un intricato, complesso e affascinante calderone bollente di pensieri, emozioni e sensazioni. Le tante poesie diventano allora foto di momenti, di spasmi, di timori, di riflessioni, di amarezze, di gioie. Un evolversi impervio e vorticoso di uno stato interiore in continuo dissidio tra bianco e nero, una tempesta senza fine che alterna gioie a dolori, felicità a malinconia di fugaci ricordi di cui rimangono, appunto, solo poesie.
Un’interessante indagine condotta dalla giovane scrittrice su se stessa, sulla sua interiorità che passa da temi quali l’amore, l’amicizia, il tempo che và via e la musica, che scandiscono quasi fossero rintocchi un orologio a pendolo che attimi unici e indimenticabili.
Si delinea così un mondo, quello di Teresa in cui il vino rosso, corposo è un amico che ti capisce sempre e che ti sa leggere dentro, tirandoti fuori tutte le verità dal profondo, in cui il tempo è a volte oscuro, la notte è un’ottima confidente, in cui tutto è “geografia interiore” e dove il sentiero da seguire è sempre “straniero”. Presto, come nell’acqua tendono a venire a galla le sporcizie e le impurità, così nell’animo della scrittrice viene subito a galla un tormento interiore che turba e increspa la superficie mentre nel frattempo l’inquietudine si sedimenta ineluttabilmente sul fondo.
Ed è proprio su questa sua inquietudine che s’arrampica un circolo apparentemente vizioso che la porta sempre più a scrivere: “la mia è un’inquietudine comunicativa-molte volte non riesco a parlare, a farmi capire- ma non solo, dato che è anche il mio stile di vita ‘nomade’ che mi porta ad esser spesso sola ed incompresa. Ciò che non riesco ad esprimere a voce, lo trasmetto attraverso le poesie.”
Quindi questo, che sembra un circolo vizioso, diventa paradossalmente un circolo virtuoso di idee e di produzione letteraria in quanto è la sua inquietudine, è la mancanza che sente dentro che la porta ad estrinsecare ed esplicitare contenuti e pensieri che altrimenti rimarrebbero dentro di lei, implodendo inevitabilmente e sedimentandosi ovviamente sul fondo.
“Per questo credo che la poesia ti aiuti a vivere, in quanto è un ottimo mezzo diretto ed efficace per trasmettere messaggi; spesso è un’ancora di salvezza in cui le parole, che secondo me hanno vita propria, s’incrociano quasi da sole: la scrittura ha sempre da dire.” Ancona parla quasi di un’esplosione, di una deflagrazione delle sue esperienze sulla carta bianca ed immacolata:“quella di scrivere è stata un’eruzione; tutto quello che avevo accumulato doveva fuoriuscire, lo sentivo ed è stato allora che finalmente ho cominciato ad esplodere, anziché implodere. Per me la poesia è una guida.”
Una raccolta di poesie in cui tornano sempre delle costanti come il suono e il colore: “è ciò che mi emoziona davvero; sia il suono che il colore sono infatti molto importanti per me anche perché sono perennemente presenti nella mia vita quotidiana ma soprattutto perchè le parole dipingono e suonano sempre qualcosa.”
“Random poetry”, “dipinto di un desiderio” nell’”autopsia del cuore.”
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