Una notte “affamata di suoni”

Chiara Magrone

Pino Minafra e la “Municipale Balcanica” si esibiranno in occasione della rassegna jazzistica “Notte di stelle”, che si terrà questa sera sul sagrato della Basilica di San Nicola

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Una sera di settembre si lascia portar via il desiderio d’inverno e la nostalgia per le notti calde dell’agosto appena passato, per farsi guidare, più leggera, lungo le vie della città vecchia, strette e lastricate, odorose di polenta fritta e pasta fresca, ingombre di madie.

E, attraversati i vicoli, si ritrova d’un tratto a sollevare lo sguardo per vedere dove finiscono quelle pietre bianche e maestose della Basilica, se riescono a sfiorare il cielo. E, improvvisamente, si scopre ricca. Ricca di storia, di sculture orientaleggianti, di leggende, di ritualità. E quel luogo tanto armonioso e complesso e sfaccettato ricorda la musica. La musica Jazz.

Quella sera di settembre, stasera non a caso, si trasforma in una notte affamata di suoni. Il sagrato della Basilica di San Nicola, a Bari, diventa teatro di una carovana danzante.  Nasce la “Notte di stelle”, una  grande rassegna jazz promossa dalla Camerata Musicale Barese e patrocinata dalla Provincia di Bari, alla 18ª edizione, che ospiterà musicisti d’eccezione.

I nomi: Pino Minafra, noto trombettista ruvese con il suo “Terronia”, le Faraualla, il quartetto vocale barese che trae il proprio nome dalla più profonda cavità carsica della Murgia pugliese e la travolgente Municipale Balcanica.

Il gruppo terlizzese, alle ultime battute di un tour estivo, “Out on patrol”, che li ha visti calcare i palchi francesi, tedeschi e bulgari, con un background di ormai 170 concerti alle spalle e date prestigiose previste per il 2007, porta il suo speciale contributo a questa serata musicale.

Loro, quelli del gruppo, sono dodici. Un clarinetto,una tromba,una chitarra elettrica, un basso elettrico,una batteria, sonagli e darabuka e tammorra, una tuba, un trombone, un sax contralto, un sax tenore, sax baritono e una fisarmonica. Quella di Livio Minafra. Leggeteli senza prender fiato: ecco la Municipale Balcanica.

Le piazze vibrano al ritmo di Foua e Arlecchino, Dio è Zingaro e Alì Bienvenu, si scatenano in una danza colorata e calda come i suoni balcanici yiddish, klezmer, mediterranei, popolari che la Band propone, sapientemente rimescolati e ironicamente improvvisati.

Una banda di paese impara a fondere, intrecciare, impreziosire i ritmi etnici e jazz, senza dimenticare quelli della propria tradizione, quelli pugliesi e del Sud del mondo, quelli a metà tra reale e surreale, intinti nella calura estiva della controra e nelle fresche melodie balcaniche. Un modo per riscoprire le trame del Jazz, i fili che vi sono intrecciati. Un modo per trasformare il pubblico in anime danzanti.

Un modo di gridare:  ” Io sono venuto qui per cantare  e per sentirti cantare con me.” (Pablo Neruda, Canto General).

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