Intercultura e cinema: seconda puntata

Nicolò Marino Ceci

La rassegna si chiuderà questa sera con la proiezione di “Quando sei nato non puoi più nasconderti”

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“Il mio grosso grasso matrimonio greco”, “In my country”, “The terminal”.  Tre pellicole per tre importanti appuntamenti per il progetto “Intercultura e cinema” pensato, realizzato e sviluppato grazie al grande impegno e collaborazione di: Liceo “T. Fiore”, Scuole Primarie “Don Pietro Pappagallo” e “Don Giovanni Bosco” di Terlizzi, I.T.C. Padre A.M. Tannoia di Ruvo di Puglia, Scuola di pace “Don Tonino Bello” di Molfetta e Casa della Pace di Molfetta, Associazione “Migrazioni” di Terlizzi, in rete con l’Associazione Etnie Onlus di Bisceglie e con il supporto dei Comuni di Terlizzi e Ruvo di Puglia.

Insomma ancora una volta un ottimo lavoro organizzato e coordinato tra Scuola, Istituzione e Associazionismo culturale. Tre enti che segnano un prolifico e prosperoso matrimonio tra sfera pubblica e privata, mirata dunque alla mediazione interculturale e all’inserimento dello “straniero” nel tessuto sociale e non solo.

Ambizioso e cruciale progetto che viene oggi reso ancor più centrale dal fenomeno che tutti conosciamo e che cerchiamo quotidianamente di affrontare, non senza problemi, chiamato globalizzazione. Globalizzazione infatti significa non solo economia globale ma anche spostamento e migrazione di genti e persone, per lavoro, per turismo. In un mondo che quindi si fa sempre più piccolo, Terlizzi si inserisce come una cittadina in cui ogni anno di più, specie nel primo periodo invernale, si registra un flusso di stranieri o immigrati, come dir si voglia, non indifferente.

La cifra di questi “ospiti” speciali si aggira attorno alle 400 unità e si concentra soprattutto dunque nel periodo della raccolta delle olive: dunque fino a quando c’è lavoro, c’è cioè richiesta di operai. Terminata tale  richiesta, termina anche il flusso degli stessi. Di questo gruppo, c’è tuttavia uno “zoccolo duro” che è presente permanentemente e che ha comunque alcuni problemi di integrazione nella comunità terlizzese.

Qui si innesta allora questo nuovo progetto, che cerca, anche attraverso il cinema d’autore, nella sensibilizzazione collettiva, un ammorbidimento degli ostacoli di carattere sociale, economico, culturale e umano che gli immigrati incontrano sul loro particolare percorso. Il film “In my country” risulta essere un interessante spaccato della condizione dei neri nell’immenso continente Africano.

Le premesse sono buone ma purtroppo questa difficile e drammatica situazione, raccontata nella crudezza della sua violenta quotidianità, diventa solo lo sfondo di una scontata storia d’amore tra i due giornalisti protagonisti. E’ interessante comunque lo scenario che si profila nei paesi di un’Africa lacerata dal razzismo e dalle sopraffazioni nei confronti dei più deboli e più indifesi.

Nonostante gli evidenti e bestiali maltrattamenti, da parte di disgustosi aguzzini, questo si profila poi come un film aperto al dialogo, al compromesso e alla riconciliazione tra bianchi e neri. Un film che fa a lungo riflettere e pensare alle condizioni di integrazione e inserimento del “diverso”, del più debole, dei corpi sociali più fragili nel mondo intero, che emigrano e diventano automaticamente stranieri, non avendo però le possibilità sufficienti e necessarie per poter scrollarsi questo oneroso e discriminante “marchio” di dosso.

L’ultimo appuntamento che chiude la rassegna, è con “Quando sei nato non puoi più nasconderti”,  in programma  questa sera alle 19, presso la Biblioteca Comunale.     

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