Successo della mostra “I valori e la dignità dell’uomo”

Nicolò Marino Ceci

La rassegna ha commemorato la figura di Don Pietro Pappagallo

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La persona e l’uomo al centro, l’uomo in quanto persona, la persona in quanto uomo, in quanto mens pensante, con propri desideri, speranze, idee, sofferenze, incubi, tormenti, ansie, paure, aneliti di libertà dalla violenza, dalla guerra, dalle umiliazioni e dalle torture fisiche e mentali.

Questo è lo spirito con cui è nata e si è sviluppata la mostra “I valori e la dignità dell’uomo” nel Chiostro delle Clarisse, terminata da pochi giorni. Confronto e aggregazione di artisti per la prima volta insieme al fine di celebrare la valorizzazione della persona umana in tutta la sua problematicità e complessità.

La rassegna artistica è stata realizzata nel ricordo di Don Pietro Pappagallo, martire delle fosse Ardeatine, martire dell’ideologia nazifascista, della follia razionalizzata, della violenza istituzionalizzata.

Gli artisti hanno offerto un panorama ricco e stimolante, variegato nei temi, nelle figure e nelle rappresentazioni. Un uomo steso per terra dopo aver ricevuto un colpo di pistola in testa, il viso di Don Pietro, un altro pensieroso e umanamente perplesso, un albero spettralmente secco, soldati con facce diaboliche e con sadici sorrisi.

Questa è l’antologia pittorica e scultorea di una mostra il cui scopo è l’induzione alla riflessione e all’immaginazione su una serie di dinamiche e realtà con cui l’uomo deve prima o poi fare i conti e che ne limitano le prime e più essenziali libertà.

“Dove eravamo e dove siamo adesso” statuisce e grida un disperato dipinto in cui sullo sfondo si intravede Don Pietro: questo è uno degli spunti di riflessione che questa mostra offre, proponendo varie direzioni di pensiero ma sempre incentrata sulla tragicità e sulla drammaticità che l’azione umana spesso comporta. “Anime graffiate” si intitola un altro dipinto, “Pace e Amore” un altro ancora.

Ancora una volta Terlizzi si fa trovare pronta alla commemorazione che non è però sterilmente fine a se stessa, ma fertilmente funzionale alla riflessione culturale e critica di un pensare sempre più ricco di stimoli e libero da vincoli.

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