Caro casa: prezzi ancora (molto) alti

Nicolò Marino Ceci
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Oggi Terlizzi, nell’ambito dell’edilizia, vive una situazione molto particolare. Una situazione soprattutto difficile, da analizzare e da risolvere quanto prima.

Non è infatti difficile notare, girando le varie agenzie immobiliari, che i prezzi di case, appartamenti, monolocali e localetti sono molto alti, anzi direi quasi gonfiati, come polli con estrogeni.

Vi è una chiara sopravvalutazione mistificante dei reali valori degli immobili che diventano, secondo questa perversa logica, sempre più cari, preziosi e richiesti più di quanto non lo siano realmente.

Così succede che un (mono) locale non costa meno di alcune decine di migliaia di euro, arrivando poi a cifre astronomiche, astrologiche e metafisiche per un discreto appartamento. Il problema di queste cifre trascendenti è in realtà molto più grave, intricato e serio di quanto possa sembrare.

Il “caro casa” è dunque l’effetto collaterale di due cause principali: innanzitutto non è da trascurare l”’effetto euro”, secondo cui le vecchie mille lire sono diventate oggi un euro con un rialzo sostanziale di tutti i prezzi; in secundis, la “svalutazione” della borsa come fonte sicura di guadagno e profitto ha indotto molti risparmiatori a investire su beni più stabili e duraturi, non soggetti a svalutazione: il, mattone è diventato così l’obiettivo principale di grandi e piccoli risparmiatori.

La casa infatti, è un bene più che mai prezioso, il sogno di una vita per tutti che per alcuni si trasforma in realtà mentre per altri rimane purtroppo tale. Se a tutto ciò aggiungiamo poi un PRG che si sta ancora sbloccando dallo stallo in cui era sprofondato, ci rendiamo conto della penuria di case in vendita che non possono far certo fronte ad un’insistente e notevole domanda da parte del cittadino.

Una domanda che, a fronte della scarsezza di immobili, fa lievitare fino all’inverosimile i prezzi, descrivendo così una limitata, forse limitatissima fascia di potenziali acquirenti di tali aurei immobili, discriminando e precludendo quindi alla fascia meno agiata il diritto di poter avere un’abitazione in cui vivere.

La questione quindi si fa sempre più chiaramente e comprensibilmente complessa, fino ad acquisire non solo caratteristiche naturalmente e prettamente economiche ed edilizie, ma anche sociali. Non solo: c’è anche il rilevante problema della scelta, nel senso che, quando si fanno acquisti di entità così rilevanti, fondamentale è la possibilità di scelta.

Insomma, già quando si acquista un’automobile la scelta è importante e riguarda il consumo di carburante, la potenza del veicolo, la sua velocità, la sua praticità; figurarsi dunque se si ha a che fare con beni fisiologicamente già più costosi e più importanti nella vita delle persone, che comportano quindi una serie di caratteristiche e peculiarità molto più numerose e vitali come la posizione dell’immobile, la sua grandezza, l’ampiezza degli spazi interni, lo stato al momento dell’acquisto, l’igienicità del posto e così via.

 Bene, a Terlizzi questi ragionamenti sono interdetti all’acquirente immobiliare che non ha alcuna scelta: o quello o niente, differentemente da paesi come Ruvo che stanno costruendo più velocemente.

A fronte di tutto ciò allora il mattone diventa un vero e proprio muro, una difesa contro la nebbia avvolgente e penetrante dell’inflazione: l’investimento immobiliare è sempre redditizio nel tempo e molto difficilmente va incontro a svalutazione di prezzo, che sia periferia o che sia zona centrale.

Le uniche speranze che comunque si conservano gelose sono riposte negli ulteriori sviluppi del PRG che sicuramente sgonfieranno e ridurranno questi prezzi pazzi, stabilizzandoli e offrendo di conseguenza al cittadino sicuramente una maggiore possibilità di scelta, che davvero oggi non c’è. 

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