22 Aprile per un martire ancora vivo
La mattina e la sera. Scuola elementare e Largo La Ginestra: la scuola e la piazza. Queste sono state le due tappe giornaliere con cui Don Pietro ha visitato Terlizzi. Il 22 Aprile, la mattina ha avuto modo di conoscere una folla festante di brillanti bambini mentre poi in una sera quasi d’estate ha ascoltato attento autorevoli interventi in una piazza gremita.
Ore 11.30: la macchina che trasportava Flavio Insinna, il prof. Lisi e Giancarlo Albano giunge alla Scuola Elementare Don Pietro Pappagallo dove i tre scendono circondati da fotografi e si apprestano a raggiungere l’atrio interno, accompagnati dalle majorettes della scuola elementare “S. Giovanni Bosco”dove sta dunque cominciando la manifestazione organizzata in onore al celebre prete-martire terlizzese.
L’emozione sui volti dei tre personaggi si fa grande e sembrano intimoriti perfino dalla folla di festanti bambini che gridano di gioia sventolando le loro bandierine. Un successo se pensiamo che il tutto è stato organizzato per porre le basi di una coscienza storica critica a questi fanciulli che in quinta elementare, secondo la nuova riforma scolastica, studiano ancora l’impero romano.
Grande attenzione riservata ai vari interventi, stemperati nella loro solennità dalle voci bianche del coro del 1° circolo Don Pietro Pappagallo diretto dai maestri Gisonda, Giuseppe Volpe e Marina De Chirico. Ore 20 circa: comincia il dibattito organizzato da “città civile”, “Omaggio a Don Pietro-un martire ancora vivo”. Le parole dei relatori sono sempre pesate e piene di lode per un personaggio che lascia a noi, a Terlizzi un’eredità morale enorme.
Interventi documentati e precisi coronati da testimonianze storiche sulla semplice e umile figura di Don Pietro Pappagallo residente nella città di Roma e nel paesino campagnolo di Terlizzi. Questi viene tratteggiato con maestria dai pensieri e con poesia dalle parole come una figura che dovrebbe essere davvero un modello a cui ispirarsi. Dibattito di qualità.
Quel che più mi preme però ricordare è che Don Pietro e il prof. Gioacchino Gesmundo sono stati uomini che hanno lottato non per gloria personale, non per l’immortalità del loro ricordo, non per una qualsiasi forma di guadagno o di tornaconto. Questa è la cosa più grande. Loro sono state due umilissime persone che hanno deciso di sacrificare quanto più hanno di prezioso al mondo, cioè la loro vita, per la realizzazione di un sogno di libertà e rispetto dell’uomo, sogno che troppo spesso viene troppo facilmente snobbato come utopia, rimanendo nel solito polveroso cassetto.
Entrambi hanno collaborato in quei tristi anni tenebrosi delle dittature e dei campi di concentramento, sfidando una macchina repressiva molto più grande di loro. Non è sbruffoneria ma coraggio, coraggio di due persone che come molte altre, nel silenzio, sono riuscite a salvare alcune vite che se nò sarebbero state brutalmente troncate. Questi sono i veri patrioti, che non conoscevano altra virtù che la totale disponibilità verso il prossimo, verso chi ne aveva bisogno, verso chi viveva sofferenze quotidiane.
Anche questo deve indurci a riflettere su come siano cambiati i tempi se pensiamo che un patriota oggi può essere considerato anche Fabrizio Quattrocchi. Ma ciò che comunque queste due persone ci lasciano è un patrimonio di amore, filantropia, bontà, coraggio, coscienza critica, sane virtù che i terlizzesi non possono e non devono dimenticare o ricordare solo una volta all’anno.
Don Pietro e il prof. Gesmundo sono la storia di tutta l’Europa trucidata e colpita al cuore nel cuore del ‘900, torturata e alienata da se stessa, trucidata e fustigata come non mai, rinnegata nelle sue radici che non sono solo cristiane ma giudaico-cristiane e solo per questo dovrebbero esser sempre con noi, ma sono anche e soprattutto terlizzesi ad hoc.
Infine vorrei porre all’attenzione una stupenda metafora: entrambi sono stati l’uno prete, l’altro professore; entrambi sono stati educatori che hanno insegnato ed educato a valori supremi senza alcun colore, che noi dobbiamo cogliere ergendoci così a discepoli degni di grandi insegnanti. Cogliamo i loro insegnamenti e andiamo avanti.
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