Una Buona Battaglia per la Libertà e la Democrazia

Nico Andriani

Incontro con i ragazzi delle scuole superiori sulla figura di don Pietro Pappagallo

0 commenta

Mentre in Italia milioni di telespettatori assistevano alle umili opere del don Pietro televisivo, Terlizzi ha vissuto Domenica 23 aprile dividendosi tra la frazione di Sovereto nella quale si festeggiava la festa patronale “minore” e gli schermi di casa per guardare “La buona battaglia”, fiction in due puntate trasmessa su rai uno.

La fiction, liberamente tratta dal libro di Antonio Lisi “Don Pietro Pappagallo, un eroe, un santo”, è stata accolta nei giorni scorsi in anteprima nell’auditorium di Casa Betania, alla presenza del Sindaco, ing. Vincenzo Di Tria, del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, del Vescovo Mons. Luigi Martella, di alcuni membri della presidenza Rai di Roma, del regista Gianfranco Albano e dell’attore principale Flavio Insinna e gli interventi del Prof. Antonio Lisi e di Franco Dello Russo, presidente della Pro Loco di Terlizzi.

Oltre il prete “partigiano” di Aldo Fabrizi in “Roma Città Aperta”, ispirato sempre al curato terlizzese, il don Pietro portato sullo schermo da Flavio Insinna, dopo l’interpretazione di don Bosco in un’altra fiction, propone la figura di un prete umile eppure combattivo, fedele ad ordini ben più alti di quelli militari, gli ordini del cuore che lo portano ad affrontare la sfida più difficile per l’uomo con l’altro terlizzese Gioacchino Gesmundo, membro della resistenza e docente di Filosofia al Liceo Cavour di Roma, cadendo vittima della tremenda vendetta nazista delle Fosse Ardeatine insieme ad altri 333italiani.

Una figura ricca di emozioni che l’attore non è riuscito a trattenere al termine dell’anteprima quando, sommerso dagli applausi, è salito sul palco lasciandosi andare alla commozione.
L’anteprima della fiction è stata la prima di una serie di iniziative concomitanti sul tema. Sabato mattina, l’attore, dopo aver sostato sulla tomba di don Pietro, ha incontrato gli alunni di alcune scuole superiori della diocesi presso lo stesso Auditorium di Casa Betania, per poi recarsi alla scuola elementare omonima del martire terlizzese, mentre in serata il Chiostro delle Clarisse ha ospitato la mostra di lavori “I Valori e la Dignità dell’Uomo” e l’associazione “città civile” ha predisposto un incontro in Largo La Ginestra.

La mattinata a Casa Betania ha visto Michele Pinto e Raffaele Tedeschi della Morpheus Ego di Ruvo di Puglia animare il confronto tra i ragazzi delle scuole superiori sulla figura di don Pietro con il tavolo dei relatori composto dall’attore Flavio Insinna, il regista Franco Albano ed il Prof. Antonio Lisi.

Come affermato dal regista, dopo aver tenuto un’interessante lezione sulle tecniche di regia usate nelle riprese, la fiction “La Buona Battaglia” ha voluto presentare la figura “anomala” di don Pappagallo, non un resistente attivo come l’altro terlizzese Gioacchino Gesmundo, eppure aiuto dei disertori, dei transfughi e degli ebrei, vittime della guerra e della follia nazista, ma anche denunciare un silenzio colpevole che il Vaticano, dopo che il Concordato del ’29 firmato col regime fascista, aveva permesso su episodi tremendi come la deportazione degli ebrei del ghetto di Roma il 16ottobre ’43 e le Fosse Ardeatine. Tutto questo perché si aveva più paura del comunismo rappresentato da marxisti come Gesmundo, piuttosto che del nazismo.

L’intervento del protagonista Flavio Insinna e le testimonianze del Prof. Antonio Lisi, amico e biografo del prete terlizzese Medaglia d’oro al valor civile ricevuta il 24marzo 2000 dal Presidente Ciampi alla presenza delle più alte cariche dello Stato e anche del rabbino capo di Roma, Toaff, hanno concluso un emozionante ricordo di un eroe semplice, capace di unire opposti che sembrano non potersi sfiorare in una società sempre più polarizzata, marxismo e religione, cattolicesimo ed ebraismo, politica e religione, senza fare in modo che uno dei due termini diventasse subordinato all’altro, in una coerenza e in un amore verso la vita, la libertà e il prossimo dal sapore antico e quasi impossibile da ritrovare ad oggi.

Al termine della mattinata siamo riusciti ad intervistare il regista Franco Albano e l’attore Flavio Insinna sulla figura di don Pietro e sulla valenza di una fiction come “La buona Battaglia”:

Gianfranco Albano

-quanto è stato importante rapportarsi ad un gruppo come quello dei giovani che potrebbe non sentire più attuali un esempio come quello di don Pietro?
Incontrare i ragazzi è stato davvero importante in quanto c’è stata la possibilità di impostare un rapporto dialettico con loro circa un valore elevato come quello della democrazia e della costituzione che nascono proprio dal sacrificio di persone come don Pietro Pappagallo e che devono spingere i ragazzi a non accontentarsi di vivere in un mondo dove non si sa cosa stiamo vivendo. I giovani devono, seguendo l’esempio di persone come don Pietro e Gioacchino Gesmundo, battersi per la loro libertà.

–qual è la forza di questa fiction inserita nel moderno mondo della televisione?
La tv rischia di offrire un solo target di programmi mentre invece credo che i giovani per primi dovrebbero pretendere una formazione adeguata da parte della tv, anche per fare in modo che fiction come questa restituiscano gli esempi di queste persone che siano un pensiero e un riferimento continuo e non monumenti fini a loro stessi. La cultura televisiva degli ultimi anni ci ha visto non più come cittadini ma come consumatori, mentre credo che anche per questo bisognerebbe battersi per un tv di qualità.

Flavio Insinna

-qual è stato l’effetto di una figura come quella di don Pietro?
Non pensavo di emozionarmi al punto da non riuscire ad evitare di non cedere. Salire sul palco alla fine della proiezione è stato come completare un percorso fatto di emozioni che, a partire dal momento in cui mi hanno affidato il copione, mi ha portato a compiere sacrifici ed esperienze, entrando in relazione con una figura importante e capace di segnarti in maniera profonda, capace di soffrire e sacrificarsi per gli altri senza . Siamo arrivati a Terlizzi un po’ ansiosi, chiedendoci se mai questa fiction sarebbe piaciuta e, vedendo le reazioni dopo l’anteprima, è stato come se tutto il percorso fatto fino a quel momento avesse trovato una valvola di sfogo.

-hai avuto paura di scadere nella retorica con questo film?
Sono contento che questo film, piaccia o non piaccia, rimarrà sempre un film onesto. Nessuno può dire che il film si sia basato su ammiccamenti e giochi sulle emozioni: il film è un film vero, coraggioso e caratterizzato da un forte impegno civile. Questo perché, come dimostra l’esempio di don Pietro Pappagallo, parole come democrazia, se partono dal cuore, è possibile usarle senza aver paura di scadere nella retorica.

-qual è il bisogno di incontrare i giovani delle nuove generazioni?
Il film non vuole essere una lezione, ma può essere una scintilla che invita a documentarti, che può mettere in moto un meccanismo per consentire un approfondimento che ridia un valore serio a parole come democrazia e libertà, che ti consentono di diventare un cittadino e capire che la democrazia non è semplicemente una parola e si fonda su aspetti di apertura e di rispetto verso il prossimo e le altre civiltà. Penso che don Pietro, come il prof. Gioacchino Gesmundo, sia un modello di semplicità e umiltà che debba essere ricordato continuamente e che sia d’ispirazione per i giovani d’oggi.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!