23 Aprile!

Nicolò Marino Ceci
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23 Aprile è il momento che tutti i terlizzesi aspettano tutto l’anno, il giorno che tutti gli “studenti” aspettano per fare festa a scuola, l’evento che tutti i fedeli attendono per seguire la celebre processione fino a Sovereto, che tutti ma proprio tutti celebrano andando a piedi o in bici a Sovereto con i propri parenti e amici, muniti di tanta gioia, allegria ma soprattutto di un buon “super santos” per giocare, una data che in tutta Italia non significa nulla ma che a Terlizzi è sinonimo di devozione, grande devozione, unione, tradizione, religiosità, divertimento, gioia, pellegrinaggio, aggregazione, orgoglio del proprio piccolo paesino, riscoperta di un mondo che oggi non esiste più se non in queste rare occasioni, di riscoperta dell’autentico valore di saper armoniosamente coniugare stare insieme e celebrare una festa religiosa.

E’ continuità nella tradizione che in un mondo come quello attuale dove si è divorati dall’innovazione e dal cambiamento, dove si cambiano abitudini decennali da un mese all’altro, dove vi è la rivoluzione dei costumi, dove non si fa a tempo a capire che succede quando è già successo da un bel po’, in cui tradizione è sinonimo di antiquato e obsoleto, in cui si sta passando velocemente dal linguaggio delle parole scritte e della scrittura a quello delle immagini, in cui si corre sempre più verso la trasformazione, in cui per viaggiare o per conoscere nuove realtà diverse dalla nostra, basta digitare un www, in cui si dimenticano molto o forse troppo facilmente le proprie origini, è già una “vittoria” che profuma di rispetto e di lode per queste stesse origini.

E’ gaiezza, piacere di stare immersi con la gente nella gente, occasione di svago, modo per conoscere meglio la Terlizzi devota; è Sovereto, minuscolo e malinconico agglomerato di case che profuma però di una rustica e templare genuinità che sprizza dai muri antichi, dalle pietre lastricate, dalla celebre Chiesa; è la fontana di Sovereto, usata spesso per dissetarsi o per levarsi il sudore di dosso, ma in questo particolare giorno per fare sonori “gavettoni” a che ci sta a fianco; è una data che ci invidiano tutti i paesi più viciniori che vengono ad ammirare da interessati turisti.

 E’ orgoglio, fierezza, consapevolezza di sé e del proprio paese; è una partita giocata a pallone nei fondi attigui alla strada per Sovereto, è un caldo fuoco acceso attorno al quale si sta tutti vicini parlando di sé e raccontando storie, filastrocche, futilità, recuperando tutte quelle piccole cose e coincidenze della nostra giornata tipica che dimentichiamo immediatamente e a cui non facciamo caso più di tanto perché siamo presi ora da questo, ora da quello, e giusto per il gusto di stare insieme.

E’ il pellegrinaggio a Sovereto, è un momento in cui Terlizzi si svuota letteralmente e completamente e riversa tutti i suoi abitanti verso la sua frazione privilegiata, è un polo attrattivo per la gente che viene da “fuori”, ora incuriosita, ora interessata; è una giornata di sole da trascorrere all’aperto all’ombra fresca degli alberi d’ulivo, è ritorno alla campagna, è l’abbandono della “città”, è una piacevole passeggiata a piedi; è lo scherzare e giocare fino all’imbrunire quando comincia il riflusso verso Terlizzi, è una festa che dura tutto il giorno; è il mettere da parte i sofisticatismi di una vita quotidiana forse troppo sofisticizzata e complessa solo per un giorno; è condivisione; insomma, in due sole parole il 23 Aprile è il 23 Aprile.  

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