Il nuovo spettacolo di Pasquale Summo

Nico Andriani

Intervista al prof. Summo sulla sua nuova commedia

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Alla vigilia della prima della nuova commedia del prof. Pasquale Summo, abbiamo intervistato lo stesso sul tema della stessa e ripercorrendo questi anni di lavoro da parte del gruppo vernacolare:

A cosa rimanda il titolo della commedia?
Questo è un detto molto antico, frutto delle antiche esperienze dei nostri antenati i quali avevano sperimentato la convivenza con una famiglia poco corretta che non conosce le regole del buon vicinato e che può crearti dei problemi.

Il detto vuole insegnare che nella vita tra i due mail è meglio avere un cattivo marito, dal quale puoi almeno separarti, piuttosto che un vicino maleducato che non puoi far altro che sopportare.

Crede che tale proverbio sia ancora valido?
Credo che questo proverbio sia ancora valido e trovi attualità da qunaod si sono costituiti i condomini, che sembrerebbero essere un salto di qualità da parte della famiglie, però fortemente impreparate a vivere insieme, tant’è che questo fenomeno sembrava poter limitare i suoi effetti negativi con la nomina di un capocondomino a turno, realtà che sopravvive sporadicamente, ma in moltissimi casi si è fatto ricorso ad amministratori di condomini esterni e si arrivati alla compilazione di veri e propri albi. La creazione per tanto di questi “arbitri” esterni e quindi imparziali dimostra come non si è in grado di amministrare e amministrarsi senza condizioni di fiducia.

Il detto era inizialmente riferito a quei dispettucci, come trovare dell’acqua sporca davanti casa oppure le maldicenze e i pettegolezzi sulla vita privata e professionale, ma adesso la situazione è peggiorata.

L’aspetto morale ha poca se non irrisoria valenza, come d’altro canto la stessa morale nella società ha acquisito valore relativo, ed è subentrato un nuovo aspetto e valore: l’economia.

Le vertenze condominiali infatti si fondano sui costi di gestione basate sulle tabelle millesimali e anche se rimane l’aver sacrificato la propria privacy la gente non ci fa ormai più caso.
Il progresso ha fatto in modo che “il condominio è stato fatto, ma non sono stati fatti ancora i condomini”.

Entriamo nel merito della commedia.
La commedia, così come il teatro, ha la capacità di saper esasperare la realtà, rendendo i protagonisti vittime di questa situazione.
Il protagonista, Ciccillo Laquarta, è vittima della moglie che ritiene che, dopo aver abitato per 60anni in un pianterreno, non sia più il caso di viverci nel 2006, visto come fattore di declassamento sociale.
La moglie, presentando i limiti di funzionalità del loro pianterreno, insiste al punto da vendere il pianterreno di loro proprietà per trasferirsi in fitto in un condominio.

Anche in questa struttura però i problemi non mancano e la moglie liquida le lamentele del protagonista come semplice pessimismo.
Questo dimostra come nella società di oggi si antepone l’aspetto formale ai valori, come quelli rappresentati da Ciccillo, un carattere che ama la quiete e la tranquillità, che manca in un condominio dove si vive insieme ma non ci si conosce.
Al marito e alla moglie si aggiunge la figura di un figlio che frequenta il liceo, che è un contestatore e a sua volta critica il mondo in cui egli vive, quello della Riforma Moratti.

Il figlio ascolta lo stereo a volume alto e la moglie ha paura che questa abitudine possa infastidire i vicini, paure fondate dalle liti che si scatenano tra i condomini e il capocondomino, attraverso brillanti sketch, dove Ciccillo viene raggirato da quest’ultimo costretto a pagare più degli altri inquilini in base a delle tabelle millesimali false e la moglie è vittima di quei classici dispetti da condominio, come l’acqua sporca dei panni stesi ai piani superiori sul balcone di casa.

La commedia si conclude con un’assemblea condominiale, che rappresenta il clou, il punto di arrivo dell’intero lavoro, dove emergono ed esplodono tutti i problemi della vita condominiale, sia quelli sopiti che quelli evidenti.

La moglie perciò finisce per rendersi conto di quanto la vita condominiale sia diversa da come immaginava e si ritrovano ad essere fuggiti da una situazione di tranquillità per finire risucchiati in una situazione problematica dove si trovano pure a pagare, con affitti e spese di gestione.

Il gruppo vernacolare opera da tantissimo tempo, qual è il senso di tale operato?
La struttura portante del gruppov ernacolare esiste da almeno 30anni e lo spettacolo sarà dedicato al defunto Giacomo De Sario, cofondatore del gruppo.
Il senso di questo lavoro pluridecennale sta nel valorizzare quella tradizione che fa parte del territorio culturale e patrimoniale che è il dialetto, strumento insostituibile di comunicazione.

Sono già esaurite le vendite del 22 e del 25 aprile e restano i biglietti per le repliche del 30aprile e del 5maggio. L’enorme successo che riscuotono ogni anno le commedie del prof.Summo testimoniano un’operazione vincente di salvaguardia e resistenza al corso dei tempi: il dialetto non deve morire, perché seppure lingua dei poveri, è la lingua di un popolo ed è un segno di appartenenza lungo la Storia.

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