Il comizio, quello con Nichi
Terlizzi accoglie il suo presidente all’ombra della torre delll’orologio
In una piazza gremita il presidente della Regione Nichi Vendola ha tenuto il suo discorso sul palco che sta per essere smontato e chiudere definitivamente la bagarre elettorale per queste elezioni, caratterizzata non certo da piani programmatici ma dalla “rincorsa al turpiloquio”.
Dal piccolo palchetto all’ombra della torre dell’orologio, Nichi ha presentato la situazione di una Puglia che si avvia al voto con “due gambe spezzate”.
La prima è quella del territorio pugliese malato, sottoposto ad un dissesto geologico drammatico, per l’erosione delle coste e la riduzione delle sue due principali falde, quella del Salento e quella del Tavoliere, abbassatesi di 40 metri, in un rischio desertificazione figlio della politica della speculazione sul territorio.
Un’inversione di rotta avviata con quella politica del blocco delle speculazioni che ha trionfato giorni fa con l’abbattimento di Punta Perotti “simbolo di chi pensa che tutto possa essere oggetto di speculazione”.
A ciò si aggiunge lo stato dell’Acquedotto Pugliese, azienda dichiarata sana ma che ha il 55% delle sue acque perse a causa delle tubature colabrodo, e l’ignoranza del governo nell’affrontare questioni delicate come quelle dell’aviaria, quando l’unità di crisi istituita dal governo della Regione con L’università di Bari e l’Istituto zooprofilattico di Bari per monitorare i cigni di Puglia, si vide prevaricare dal “plotone di esecuzione” mandato dal Ministro Storace fino a che un decreto a firma Vendola rispedì al mittente il pericolo di creare una fuga dei cigni in osservazione sopravvissuti.
Di risposta a questi “giochetti elettorali”, finora la nuova amministrazione ha istituito sette parchi naturali per la salvaguardia del territorio pugliese, ha stanziato 214 milioni di euro per le fogne di 103 comuni e 121 milioni di euro per la depurazione delle acque. In Puglia infatti c’erano centinaia di depuratori per l’irrigazione non funzionanti perché mancavano le opere di collettamento, e costringevano i contadini ad utilizzare quell’acqua potabile che si sta esaurendo.
La seconda gamba spezzata della Puglia è quella della socialità, quella voce dolente degli ospedali e dei servizi sociali.
In bilancio mancavano 150 milioni di euro alla voce sanità perché spesi in campagna elettorale per altre voci in bilancio (cosa che Fitto ha giustificato come un “errore tecnico”), fino a quando due settimane fa i nuovi direttori generali insediati hanno presentato un rendiconto economico delle ASL da un buco di 446milioni di euro, nonostante i tagli in entrata come l’abolizione del ticket per i redditi fino a 22.000euro l’anno e 26.000euro per gli anziani.
E questo perché la voce spesa negli ospedali erano “clientela, affari e carriera” ed erano tanti gli sprechi, come quella legge preparata da Fitto e abolita all’insediamento, per la quale il Presidente della Regione allo scadere del mandato diventava presidente di una fondazione mantenendo lo stesso stipendio e gli stessi servizi ricevuti durante il suo mandato da governatore, o come una spesa per la telefonia mobile di 750.000 euro causato da 600 telefonini cellulari alla voce spesa contro i 12 necessari (quelli delle 12 ambulanze) e che sono gli unici rimasti.
All’inaugurazione della nuova ASL BA/2 a Giovinazzo, il direttore generale Rocco Canosa ha presentato una condizione penosa per cui erano necessari 40 milioni di euro per ripartire, e la regione è riuscita a “staccare un assegno” di 33,5 milioni di euro, per cui gli ospedali, tra cui quello di Terlizzi, sta per cantierizzare, nonostante gli allarmismi circa un’eventuale consumo di vendette, come per Corato, che invece è stato il primo progetto di ricostruzione avviato: quello del pronto soccorso.
Gli obiettivi sono quelli di tagliare i posti di lungo degenza perché gli ospedali non devono essere trasformati in case di riposo e per investire nell’assistenza domiciliare degli anziani, così come l’abbattimento delle liste d’attesa.
Bari ne è stato un pessimo esempio: nonostante gli 8milioni di euro spesi per l’acquisto di nuove macchine TAC per abbattere i tempi d’attesa negli ospedali, il Policlinico possedeva 100macchine ecografia non solo non utilizzate, ma ancora imballate, che tra l’altro, a differenza delle cliniche private dove le macchine lavorano 8ore al giorno, in una struttura pubblica lavorano solo un’ora al giorno.
Stessa sorte tragica è toccata ai servizi sociali, praticamente inesistenti, strutture come S.E.R.T., consultori e asili nido, effetti8vcamente dimezzati da un governo “della vita e della famiglia”; come avanzato giorni fa dal candidato terlizzese per Rifondazione Giuseppe Volpe, tra il 2000 e il 2005 infatti, mentre in Italia diminuivano gli aborti, la Puglia tale numero è aumentato costantemente fino a farne la capitale tra le regioni.
La realtà è che in Puglia le famiglie sono state massacrate, come quelle che hanno visto scomparire le strutture pubbliche adatte per combattere malattie meno diffuse: “per accogliere una vita occorrono servizi sociali per le persone, occorre che le persone non abbiano paura di mettere la mondo una vita”.
Così come la Puglia, anche l’Italia presenta un quadro tragico, e non sono numeri di campagna elettorale, ma cifre economiche, cifre giornalistiche serie: il “Sole 24ore” riposta come se negli anni ’80 l’Italia era tra i primi 5 paesi dei 35 dell’OCSE per i salari, oggi l’Italia è scesa al 26°posto dopo la Grecia e il Portogallo.
La realtà delle “contro-proposte magiche dell’ultimo minuto” come l’abbattimento dell’ICI sulla prima casa si scontra con l’effettiva opposizione della maggioranza portata avanti negli anni di fronte alle proposte di abbattere l’ICI per chi ne possedeva e ne poteva possedere soltanto una, e l’inizio della regressione dei toni politici, dagli insulti agli elettorati a quelli verso le religioni, nasconde i danni gravi di un governo che ha di fatto fatto scomparire quel ceto medio creato negli anni dal governo della Democrazia Cristiana: l’Italia dei risparmiatori che, con lenti sacrifici, aveva la certezza dell’ascesa sociale di padre in figlio.
Adesso, nel 2005, in Italia, a Bari, un laureato di 28anni per 3 mesi lavora in un call center, per ricevere una busta paga di 88euro, così come le tasse universitarie elevate impediscono a tanta gente meritevole di iscriversi.
Il milione e mezzo di lavoratori così creato si aggiunge allo strano caso di più di 130.000 laureati pugliesi che sono tornati a fare gli emigranti.
E quali sono le risposte del governo alle politiche giovanili e alla sicurezza? L’equiparazione delle droghe leggere e di quelle pesanti, quando invece Alessandro Martello poteva tranquillamente come pusher portare la cocaina all’interno del Ministero dell’Economia e il sottosegretario per l’UDC di Lamezia Terme, l’on.Galato, nelle intercettazioni contrattava “20gr di cocaina e la prostituta”, e il porto d’armi per “sparare ai fantasmi”.
“Voglio che il Sud torni al centro di una prospettiva, non voglio la rivoltella ma servizi e diritti”. L’intervento si è chiuso con un nuovo auspicio per la politica. Al di fuori dei “vannamarchismi televisivi”, una massima di Giovanni Paolo II: “non sei mai stato così in alto come quando ti sei chinato per baciare un vecchio o un bambino”. Ed è l’auspicio di tutti. Per una Puglia nuova, ed un’Italia nuova.
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