Vite al servizio della libertà
Terlizzi ricorda i martiri don Pietro Pappagallo e Gioacchino Gesmundo nel 62esimo anniversario dell’eccidio alle Fosse Ardeatine
Il 23 marzo 1944 il boato e la polvere si alzavano tra le mure di Roma Città Aperta lacerate dall’occupazione nazista all’indomani dell’armistizio del famigerato 8settembre: in un’azione di guerra in via Rasella, un gruppo di partigiani dei Gap uccideva 33 soldati del battaglione Bozen e ne feriva 38 facendo scoppiare una carica esplosiva e attaccando la colonna nemica con armi automatiche e il lancio di bombe da mortaioleggere.
Accuratamente preparata, l’azione colpiva uno dei battaglioni specializzati in azioni di rappresaglia e faceva seguito a una serie di massacri perpetrati nei mesi precedenti dai tedeschi nelle zone intorno alla capitale ai danni di persone innocenti, spesso donne, vecchi e bambini.
In seguito all’azione partigiana Hitler comunicò che Roma doveva essere interamente distrutta e tutta la popolazione deportata, ma subito dopo rettificò che per la vendetta sarebbe stato sufficiente radere al suolo l’intero quartiere nel quale si era svolta l’azione. Infine Kesselring e il comandante della piazza di Roma, Kurt Maeltzer, stabilirono le modalità della rappresaglia: dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso.
L’eccidio avvenne immediatamente e fu affidato al colonnello Herbert Kappler, coadiuvato dal capitano Priebke: il giorno dopo l’azione partigiana, 335 uomini furono uccisi alle fosse Ardeatine, ciascuno con un colpo alla nuca. La maggior parte delle vittime venne prelevata dal carcere di Regina Coeli e dal comando di via Tasso, cinquanta furono scelte e consegnate dal questore fascista Caruso.
I terlizzesi don Pietro Pappagallo e Gioacchino Gesmundo, il primo incardinato nel clero di Roma, l’altro professore di Storia, Filosofia ed Economia presso il liceo scientifico “Cavour” della stessa città, furono trucidati il 24marzo del 1943 insieme ad altri 333 civili su ordine diretto di Hitler e per rappresaglia all’attacco di Via Rasella.
Gioacchino Gesmundo, antifascista militante – componente dei GAP romani – diresse come redattore capo l’Unità clandestina. Arrestato il 29 gennaio 1944 fu condotto nelle segrete di via Tasso dove fu sottoposto ad interrogatori durissimi. Nel Museo Storico della Liberazione di via Tasso in Roma che fu camera di tortura e di sofferenza per tanti antifascisti è – ancora oggi – custodita la sua camicia insanguinata. Condannato a morte dal tribunale speciale fu assassinato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine.
Don Pietro Pappagallo, figura attiva del fronte clandestino della Resistenza, fu chiamato quella mattina dai tedeschi per essere portato alle Fosse Ardeatine con le mani legate a un altro detenuto di via Tasso che era un disertore austriaco: Joseph Reder. Durante il tragitto il sacerdote pregava e inspiegabilmente, prima di entrare nelle Fosse Ardeatine, riuscì a slegarsi e allora tutti gli vennero intorno: “Ci benedica, padre”, e ci fu un momento di grande confusione di questi poveretti, trattenuti a stento dalle SS, e anche le SS rimasero un po’ sbigottite di questa situazione, e Reder riuscì a fuggire.
Fu di nuovo preso dalle SS e riportato a via Tasso. E si salvò. In quel momento i tedeschi misero da parte don Pietro Pappagallo, ma don Pappagallo disse che avrebbe voluto morire con i suoi compagni. E fu fucilato alle Fosse Ardeatine.
Della sua figura e del suo sacrificio si cominciò a parlare già all’indomani dell’eccidio e lo stesso Don Pietro immortalato da Rossellini ed impersonato da Aldo Fabrizi nel film “Roma città aperta” (1945) con Anna Magnani è, anche fisicamente, riconducibile a Don Pietro Pappagallo, anche se nel finale è preso lo spunto dal martirio di un altro sacerdote, don Morosini, fucilato a Forte Boccea.
I due martiri “emblemi della lotta di Liberazione” mai dimenticati dalla cittadinanza, come dimostrano la scuola elementare don Pietro Pappagallo e la scuola media e la sezione cittadina dei DS intitolate al prof. Gesmundo saranno ricordati venerdì 24 marzo nella manifestazione pubblica presso l’Auditorium di Casa Betania con inizio alle ore 18,00.
L’iniziativa è patrocinata dalla Presidenza del Consiglio Regionale e vedrà la partecipazione dell’assessore per le Politiche Sociali del Comune di Terlizzi Nino Grieco, di Pietro Pepe, Presidente del Consiglio Regionale della Puglia, e di Vito Bernardi, direttore della Biblioteca Comunale di Terlizzi.
Isidoro Mortellaro, dell’Università di Bari e lo storico Antonio Lisi illustreranno il il contributo dato da don Pietro e da Gioacchino Gesmundo alla liberazione dal nazifascismo. Concluderanno la serie di interventi, il sindaco di Terlizzi Vincenzo di Tria e il presidente della Regione Puglia on. Nichi Vendola.
Il coro unificato delle Scuole Primarie “Don Pietro Pappagallo” e “S. Giovanni Bosco” e della scuola secondaria di primo Grado “Gioacchino Gesmundo” si esibirà in canti patriottici e della Resistenza in onore dei due martiri.
Venerdì mattina alle 10.30 ci sarà, la cerimonia della deposizione delle corone di alloro presso le lapidi dei martiri in Piazza 4 Novembre e al Monumento ai caduti che vedrà inoltre l’intervento della Fanfara del 7° Reggimento Bersaglieri Brigata Pinerolo di Bari.
A coronare il ricordo dei due martiri terlizzesi, sarà la fiction in due puntate di Rai Uno (in onda il 25 e il 26 aprile) che proporrà al grande pubblico la figura di don Pietro Pappagallo, nell’interpretazione di Flavio Insinna, ne “La Buona battaglia”.
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