Un virus sfascia-famiglie chiamato alcolismo
“Mia moglie ha bevuto per 10 anni ed era come avere un ladro in casa: nascondeva i liquori e quando non c’ero io in casa, perchè a lavoro, lei se la prendeva con la mia bambina, che ha perciò subito grossi traumi. Ora lei sta meglio e la mia unica figlia, per fortuna, anche.” (Marito di un’ex alcolista) “Io e mia moglie siamo da 11 anni in terapia: è come se avessimo solo 11 anni e siamo contenti. Poco a poco ce la stiamo facendo…” (Coppia di ex alcolisti).
E’ una brutta bestia; ti sembra un male lontano, di un altro pianeta, trascendentale, ma, se ti guardi attorno, ti accorgi che è a due passi da te, magari proprio in casa tua: è quotidianità. Ne senti parlare ogni tanto, ti incuriosisci ma poi dopo un po’ non ci pensi più. Sai che esiste, che è diffuso, ma poi quando te lo trovi di fronte non ci credi quasi e non sai che fare: tutto cambia; i valori diventano disvalori e la vita diventa improvvisamente un inferno grondante di disperazione e tristezza dal colore opaco e dall’altissimo coefficiente alcolico.
Tutto ti sembra inutile e perso e l’associazionismo che se ne occupa ti sembra una stregoneria, l’ultima spiaggia e spesso sei solo, nella diffidenza generale. Quello dell’alcolismo e delle patologie alcolcorrelate è un triste fenomeno in preoccupante ascesa.
Nella conferenza infatti di sabato 11 Marzo “alcol: i problemi e le patologie alcolcorrelate”, tenutosi nel salone della biblioteca comunale “De Paù”, è emerso che il fenomeno è in crescita nel mondo giovanile under 18. I ragazzi o, forse, bambini, cominciano a bere già a 12 anni, prendendo esempio dai genitori, fuori dai pasti. No, non è una nuova moda.
L’Europa è il continente che consuma più alcolici in tutto il mondo, per lunga tradizione di produzione. In particolar modo nell’Europa anglosassone c’è una vera cultura del bere e del bere fuori dai pasti che sta riscuotendo successo anche qui nella penisola italiana. Prima però di andare ad approfondire numeri e stime è necessario spiegare cos’è l’alcolismo e chi è l’alcolista.
L’alcolismo e gli alcolcorrelati sono in realtà lo specchio dello spaccato sociale. L’alcol è un liquido che può esser utile per pulire i vetri ma che può avere anche effetti particolari sul nostro cervello. Tecnicamente dicesi sostanza psicoattiva che provoca euforia, disinibizione, rallentamento delle più normali funzioni psicomotorie, dipendenza. In una parola è una lente che si forma davanti agli occhi che ci da una visione distorta della realtà ed è considerata addirittura più potente di una normale droga.
L’alcolismo è un problema di cui erano già a conoscenza gli egiziani e in seguito anche gli arabi, inventori della distillazione. Dunque l’uomo ha sempre avuto coscienza degli effetti che tale sostanza ha. Chi è il bevitore? Solo il 10% degli alcolisti beve o ha cominciato a bere per problemi psichici mentre il rimanente 90% comincia a bere per pura casualità.
Infatti quando si beve si può superare la soglia di tolleranza, che ci porta a bere dopo il primo bicchiere il secondo e poi il terzo. La tolleranza si trasforma in seguito in dipendenza. Il passaggio da bevitore moderato ad alcolista è breve. L’80% degli italiani è bevitore moderato, gente che beve cioè, con moderazione, non eccedendo. Moderazione non riguarda il numero dei giorni alla settimana che si beve perché nella tradizione anglosassone si beve soprattutto nel fine settimana ( weekenders ).
Il bevitore moderato è comunque di difficile definizione. Stranamente poi negli ultimi anni il popolo astemio è in discesa rispetto al popolo bevitore che è in ascesa. Insomma l’alcolismo è uno stile di vita che alla lunga provoca danni fisici e mentali. Danni fisici sono problemi al cuore e all’apparato digerente, epilessia, disfunzioni sessuali. Danni mentali sono problemi sociali commisti a problemi relazionali: isolamento, litigiosità, insuccessi nei rapporti umani e al lavoro, depressione, difficili rapporti familiari.
In Italia il tasso di mortalità sfiora il 6-8% con un bilancio annuale di 30000 morti l’anno. Il problema alle radici è allora di cattive abitudini. Una volta entrati nel tunnel uscirne è molto difficile e anche se negli U.S.A. ci sono veri e propri ospedali, in Italia ci sono le comunità che spesso sono di grosso aiuto.
A quanto pare però l’aiuto più consistente può darlo solo un ambiente familiare caldo e comprensivo: l’affetto e la comprensione sono le cose più importanti che un alcolista può chiedere e ricevere. Purtroppo l’alcolismo non è molto ben accetto nella nostra cultura e c’è poca comprensione nei confronti di coloro che hanno questo problema. Credo che ciò dovrebbe indurci tutti alla riflessione. Senza riserve.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro