Terlizzi per la pace

Nico Andriani

Dibattiti sulla questione palestinese

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Il professor Mohammed, palestinese, vive con la moglie e i suoi figli in una casa posta tra un villaggio palestinese e un insediamento colono. Questa posizione strategica porta l’esercito ad occupare l’abitazione e costringe le due parti ad una strana convivenza, dove la casa viene divisa in due tra la famiglia del professore e l’esercito israeliano.

La trama del film di Saverio Costanzo, “Private”, vincitore del Festival di Locarno e ad un passo da essere candidato a concorrere agli oscar come miglior film straniero, racchiude tra quattro mura e in un luogo neutro le anime di un conflitto eterno e mai sopito, lo scontro tra due popolazioni radicato nelle coscienze e che si nutre dell’ottusa resistenza delle ideologie delle due parti.

Costanzo ha estratto il conflitto dalla realtà propria per rendere la sfera psicologica delle parti, l’incontro-scontro delle proprie posizioni e la prospettiva reale di una pace, ancora purtroppo utopica, tra Palestinesi e Israeliani, rappresentata dalla figura del professore-padre, e unico approdo possibile di una situazione che si trascina da quasi vent’anni.

“Private” sarà proiettato il 3 febbraio alle ore 20 presso il circolo ARCI (sito in Corso Dante 79), nell’ambito della due giorni di incontri organizzati dall’assessorato alla Legalità, Trasparenza e Partecipazione “Terlizzi per la Palestina” per capire la possibilità di accordi di dialogo e per chiarificare un conflitto che affonda le sue radici al secondo dopoguerra.

Il 2 febbraio alle 19,30 invece  presso la Biblioteca Comunale avrà luogo un dibattito dal titolo “Resistere significa Creare. Percorsi di solidarietà e cooperazione” con Roberto Covolo, Assessore alla Legalità, Trasparenza e Partecipazione, Paola Ghiglione, Responsabile Nazionale Kufla Onlus, Isadora d’Aimmo, Assessore alla Cooperazione Internazionale della Provincia di Napoli e Silvia Godelli, Assessore al Mediterraneo della Regione Puglia.La serata sarà moderata da Michele De Palma e le conclusioni affidate al Sindaco Vincenzo Di Tria.
Nel contempo inoltre, sarà presentata la Mostra Fotografica a cura di Lorenzo Scaraggi “Oltre il muro le onde del mare”.

La conoscenza della questione palestinese è preda essenzialmente dell’informazione televisiva, che rimane sempre parziale o schierata in quanto il controllo dei media è da sempre appannaggio di una singola classe costituita di garanti dell’informazione. Altri canali informativi si moltiplicano sulla rete ma rimangono a conoscenza di pochi per la felicità del sistema dei media mainstream.

La seconda intifada, ultimo temporaneo stadio del conflitto arabo-israeliano, è esplosa violentemente dopo gli accordi falliti di Camp David del 2000 tra Barak, primo ministro israeliano e Yasser Arafat, presidente dell’Anp (Autorità Nazionale Palestinese), dopo aver guidato l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, falliti, tra l’altro, per la questione dei luoghi santi con i palestinesi che non accettavano la sovranità israeliana sul suolo sacro della Moschea di Al-Aqsa, luogo che il 28settembre 2000, il leader del Likud (coalizione israeliana di partiti di destra che non accettano le trattative di pace avviate con i palestinesi), e primo ministro dal 2001, Ariel Sharon, visitò in maniera provocatoria, scatenando la violenta rivolta, che ogni giorno miete nuove vittime, tra le stragi dei kamikaze e le repressioni dell’esercito.

Nessuno sa più chi ha ragione, si va avanti ad oltranza, eppure in ogni cuore l’unico desiderio è la pace, non forte però come l’orgoglio di chi crede di stare nel giusto.
Scrive WarNews, “L’attuale Intifada (letteralmente in arabo “scrollarsi di dosso”) si differenzia dalla prima, apertasi il 25 Novembre 1987, per due aspetti fondamentali: il lancio di pietre è stato sostituito, abbastanza diffusamente, dall’utilizzo di armi da fuoco tra le fila palestinesi; in secondo luogo, la presente Intifada annovera la partecipazione anche degli arabi di Israele, rimasti invece fuori durante la prima. Sulla base dei dati forniti dal Palestinian Human Rights Monitoring Group, organizzazione umanitaria di Gerusalemme, 4 anni di Intifada hanno fatto finora registrare: 3082 vittime palestinesi; 1072 vittime israeliane; circa 3700 abitazioni demolite; e 161 attacchi kamikaze portati contro obiettivi israeliani”.

Il progressivo irrigidimento del governo israeliano nei confronti delle trattative di pace e la perdita di potere costante subita da Arafat, che ha vissuto i suoi ultimi giorni praticamente in prigionia, si è associata ad una comunità internazionale che guardava inerme il consumarsi della tragedia, anche a causa dell’appoggio statunitense ad Israele, che con la sua politica di veto ha da sempre impedito all’ONU di affrontare la questione dell’occupazione militare israeliana.

Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno rapidamente cambiato il volto agli scenari in terra palestinese; improvvisamente, e misteriosamente, ammalatosi, Arafat lasciò il quartiere generale di Ramallah, dove si era rifugiato sotto il tiro dell’esercito israeliano, per essere ricoverato presso il reparto di Ematologia dell’ HIA Percy, alla periferia di Parigi, fino alla morte cerebrale sopraggiunta l’11 novembre 2004.

L’uscita di scena di un personaggio complesso e controverso come quello di Arafat, simbolo della causa palestinese, e premiato nel 1994 con un nobel per la pace unitamente ai leader israeliani Peres e Rabin (caduto vittima delle frange estremiste ebraiche) per l’opera di diplomazia compiuta ai fini della pace è stato da apripista ad una decisione inaspettata e storica e che ha scatenato un uragano all’interno del governo israeliano: lo sgombero dei coloni dalla striscia di Gaza nell’agosto del 2005, dopo 38 anni di occupazione, deciso dallo stesso Sharon che 5 anni prima aveva violato il suolo della Spianata delle Moschee e scatenato la guerra.

Le scene dei soldati israeliani che sgombravano gli insediamenti di 8 mila coloni con le lacrime agli occhi, hanno provocato le critiche delle frange ebraiche più oltranziste del partito di Sharon e ne hanno causato la spaccatura in un nuovo partito più moderato, il Kadima, fondato alla fine del 2005.
Ma il 4 gennaio, dopo un ictus che lo aveva colpito il 18 dicembre, Sharon è stato colpito da una violenta emorragia cerebrale che lo ha costretto a due delicati interventi che lo stanno ancora tenendo sotto osservazione clinica, seppure il 10 gennaio il direttore dell’ospedale dove il Premier è ricoverato, abbia segnalato dei lievi miglioramenti del paziente e assicurato che sia uscito dal coma farmacologico.

Il resto è storia e cronaca degli ultimi giorni: alle elezioni del 25 gennaio 2006 per il nuovo parlamento palestinese il movimento islamico Hamas (presentandosi per la prima volta) ha ottenuto la maggioranza (76 seggi su un totale di 132) del Consiglio Legislativo Palestinese; causando le dimissioni del premier Abu Ala e di tutti i ministri del suo governo.

Ad Al Fatah, partito dell’attuale presidente dell’Anp, spettano solo 43 seggi. Il presidente Abu Mazen è stato ritenuto responsabile principale della sconfitta del partito e le Brigate di Al Aqsa, braccia armato di Al Fatah chiedono le dimissioni del presidente manifestando in piazza.
Tutto questo crea nuove difficoltà sulla strada della pace, i dirigenti di Hamas affermano che i negoziati di pace con Israele non sono “in agenda”, mentre il capo dell’ufficio politico del partito ha ribadito che il partito non abbandonerà la lotta armata e non disarmerà i propri uomini fino a quando non cesserà l’occupazione israeliana.

Si legge su Wikipedia, “Hamas è un’organizzazione religiosa islamica palestinese di carattere paramilitare e politico, considerata terroristica da numerosi governi.”
Fondata da Ahmad Yasin e Muhammad Taha nel 1987 come appendice della Fratellanza Musulmana, ha la sua ideologia e ragion d’essere nella distruzione dello Stato d’Israele e nella creazione di uno Stato islamico in Palestina. Hamas è un’organizzazione terroristica per Israele, per gli Stati Uniti d’America e, dal settembre 2003, anche per l’Unione Europea.

Conosciuta in Occidente soprattutto per la sua tattica di attentati suicidi contro civili israeliani, essa ne attacca anche esercito e polizia. Gran parte del supporto e della popolarità di cui Hamas gode è dovuta sia agli attacchi contro i civili che alle attività di welfare (previdenza sociale) e sanità ai Palestinesi più bisognosi.

Hamas considera la Palestina come una terra natale dell’Islam che non potrà mai essere ceduta ai non musulmani e afferma che intraprendere il jihad per strappare il controllo della Palestina da Israele è un obbligo religioso per i musulmani palestinesi (posizione che la portò in conflitto con l’OLP di Arafat, che nel 1988 riconobbe il diritto di Israele a esistere)”.

La strada per la pace sembra sempre più in salita, soprattutto dopo che gli Stati Uniti (i grandi burattinai dei giochi internazionali) hanno rifiutato ogni collaborazione futura con i palestinesi se avvieranno un governo “di terroristi”; credo che le risposte però spettino ai cittadini, spettatori se non vittime di giochi politici che non prendono in considerazione chi subisce le decisioni dei potenti al sicuro dietro le loro scrivanie.
Terlizzi è pronta a dire la sua, seppure una goccia nell’oceano, almeno voce del popolo, voce di pace.

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