Biblioteca comunale di Terlizzi: risorsa o problema?

Nicolò Marino Ceci
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Anni ’60. Terlizzi. Nasce ufficialmente la biblioteca comunale grazie a un fondo di circa 3000 libri, principalmente di narrativa, facente capo alla biblioteca comunale di Trani. Da allora essa è entrata in funzione fino ad arrivare ai giorni nostri.Negli anni ’70, gli anni del terrorismo, degli anni di piombo, delle gambizzazioni, degli attentati, delle stragi, la sua situazione è stata stazionaria fino a quando nel ’79 la regione Puglia emanò la “legge 22” che regolamentò il settore della cultura e perciò determinò una più organica gestione e amministrazione dell’ambiente librario-bibliotecario, consentendo un costante rifornimento cospicuo durante gli anni ’80 alla nostra biblioteca.

In seguito, l’abrogazione di questa legge coincise con un sua fase, di stallo. Da allora tuttavia le cose stanno ovviamente cambiando. Dunque risorsa o problema? Pregio o difetto? Ma soprattutto: utile o inutile? Questo è il punto. In Puglia e comunque in tutto il meridione l’ambito culturale è sempre stato un problema dato che le priorità di un mezzogiorno arretrato economicamente, socialmente e politicamente negli ultimi secoli sono state sicuramente altre ma, differentemente dal settentrione non si è voluto puntare, spendere, investire su di essa poiché non considerata produttiva di profitti e di prodotti. Si è voluto sempre rimandare, evitare, oscurare, tralasciare, trascurare, inibire, insabbiare la questione non capendo che il futuro di un’avanguardia pensante, operante e produttiva cosciente di sé sta nella sua formazione e nella qualità di tale formazione.

La biblioteca comunale di Terlizzi costituisce in parte l’exemplum-tipo di questa opinabile filosofia errata nei presupposti. E’ in parte l’exemplum tipico perché essa è anche andata in controtendenza dato che attualmente ha un patrimonio librario-archivistico, faticosamente costruito nelle precedenti decadi da non sottovalutare e ignorare. Tra i motivi di vanto ci sono infatti le “cinquecentine”, libri ormai storici perché stampati nel XVI secolo, immediatamente successivi all’invenzione della stampa, collezioni del giornale “la domenica del corriere” risalenti al periodo a cavallo tra fine ‘800 e inizio ‘900 e di altre illustri testate come l’”espresso”, “panorama”, “epoca” risalenti agli ultimi decenni.

Insomma se allarghiamo il nostro curioso sguardo su paesi limitrofi come Giovinazzo e Mariotto, ci renderemo conto che qui non c’è una biblioteca comunale come invece c’è a Terlizzi con un archivio di 25000 pezzi. Dovremmo ritenerci fortunati, ma il punto della questione non è questo. Manca l’apparato, la struttura organizzata, il sistema, ma soprattutto una regolamentazione legislativa dato che navighiamo in un vuoto normativo scandaloso e spaventoso. Manca purtroppo la fiducia, l’essere disposti a rischiare in questo settore: non ci sarebbe altro modo per spiegare il fatto che la nostra biblioteca è stata diretta da sole 2 persone in quasi 20 anni, che su 25000 libri complessivi, circa 10000 sono ancora da catalogare e schedare, che tra questi mancano segmenti storici importanti di letteratura e arte, che tutt’oggi sopravvive una quantità inquietante di lavoro arretrato da smaltire.

Nonostante i progressi e gli anni, solo oggi la biblioteca conta 3 dipendenti e una tirocinante che, a quanto sembra, sono ancora insufficienti a coprire tutti i servizi di cui essa dispone. Nonostante le ancora disgraziatamente attuali limitazioni economiche, essa fornisce servizi oltre al prestito di libri, come iniziative culturali consistenti in presentazioni di libri e conferenze monotematiche con un bilancio di 15-20 incontri annuali, sportello “informa giovani” per aggiornare sempre chi si avventuri nel difficile mondo dell’occupazione e del lavoro, segreteria dell’università per informare sempre in tempo gli studenti e si spera entro 6 mesi al massimo l’entrata in rete della biblioteca con l’”SBN”(Servizio Bibliotecario Nazionale, telematico) grazie al quale si potranno consultare libri già da casa semplicemente connettendosi a internet.

Insomma le idee e i progetti sembrano esserci, mancano tuttavia le risorse per valorizzarli e attualizzarli in praxis. Questo è il vero problema, non la cultura o la biblioteca in sé; è errata la mentalità, il presupposto primo, che una secolare borghesia “non illuminata” ha sbandierato ingenuamente. Bisogna dunque rimboccarsi le maniche, tutti, nessuno escluso, dato che l’unione fa la forza ma il disfattismo e il disinteresse non hanno mai fatto bene a niente e a nessuno. Occorre sacrificio e forza di volontà. La Terlizzi culturale è in fermento e la biblioteca anche: si rileva una continua e costante crescita in tal senso; non ignoriamola ma valorizziamola, subordinando le singole iniziative e progetti privati alla costituzione di un apparato culturale integrale, in cui la biblioteca svolgerebbe indubbiamente un ruolo di primaria importanza.

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