No money, no party
La scuola elementare statale “don Pietro Pappagallo”, in onore del celebre prete-martire terlizzese, già impegnata in passato in iniziative culturali impegnate e onorevoli, ha partorito nel 2004 l’ultimo progetto socio-culturale, fondando il “gruppo folk-lore”, dalla geniale fusione del termine tedesco “volk”, poi italianizzato in “folk”, che vuol dire “popolo” e “lore” che significa “sapere”.
Troppo frequentemente si assimila il folklore all’idea di “colore locale”, mentre folklore è “l’espressione della potenziale creatività di tutti che si compie nella vita della collettività, il cui risultato è la rielaborazione culturale”.
In questo concetto il gruppo folk vuole essere un modo proficuo e prezioso per recuperare le tradizioni e i costumi della Terlizzi contadina e patriarcale attraverso l’insegnamento di balli tipici e caratteristici locali ai bambini componenti le scolaresche, sempre pronti e maturi nel cogliere al volo queste occasioni di apprendimento, condivisione, socializzazione, apertura e conoscenza.
L’anno scolastico passato diverse insegnanti si sono prodigate con dedizione per la prima uscita terlizzese di questi bambini che hanno ballato e riso nell’assurdo freddo di un pomeriggio del Maggio 2005 con i vestiti chiesti in prestito. Tuttavia la cosa non può continuare così: è assurdo. No money no party. Proprio così, niente soldi, niente progetto dato che esso poggia notevolmente anche sulla fantastica riscoperta dei vestiti tipici terlizzesi di una volta.
Ma niente. Non ci sono fondi, la scuola non ha fondi per comprarli p realizzarli e non c’è da stupirsi visti i profondi tagli alla scuola pubblica previsti dalla riforma della scuola e della d-istruzione. E’ incredibile pensare che non ci siano soldi per dar vita a progetti di questo tipo volti a manifestare “un’espressione differenziata di luoghi e tempi storici”, a creare nuovi modi di apprendimento e formazione, di insegnamento e crescita, interiore, culturale, con se stessi, con gli altri, con il mondo esterno, riscoprendo, come soffiando via la polvere dal coperchio di un baule pieno di cose e ricordi in soffitta, il proprio passato, le proprie radici, giungendo ad una consapevolezza sempre crescente di sè e del popolo terlizzese, nella sua globalità.
Ma no, non ci sono soldi per queste cose insignificanti e insipide, che sono solo perdita di tempo, energie ma soprattutto denaro: cosi sembra che la pensino una parte cospicua di commercianti e imprenditori terlizzese che, alla richiesta di fondi hanno risposto, chi con un secco”no”, chi cacciando e chi inventando le scuse più curiose, metafisiche e trascendenti. E’ da lodare poi chi, immolandosi in uno sforzo di bontà e filantropica solidarietà e apertura verso il prossimo si è proposto con l’indescrivibile e inaudita somma di 10 e chi di 20 euro, dicendo che c’è recessione, crisi, quando invece le loro attività progrediscono di anno in anno, aumentando anche la loro clientela.
Pazzesco: pensare che c’è chi anche in cambio di uno spazio pubblicitario si è rifiutato nettamente, quando 50 o 100 euro sono il bilancio di 4-5 ore di attività. Ma la cosa che più deve far riflettere è che non si è voluto volontariamente e colpevolmente capire lo spirito di pedagogica e collettiva aggregazione che questo progetto porta gelosamente con sé. Non lo si è voluto capire, forse perché l’ interlocutore era sbagliato o semplicemente morto dentro.
L’unico imprenditore che ha offerto danaro è stato Fantini-Scianatico, con un assegno di 500 euro, ma che chiaramente le insegnanti hanno rifiutato, anche se a malincuore. I soldi per questi 100 vestiti sono oltre 3-4000 euro e perciò siamo ancora in alto mare, visto che il fondo-cassa è di poco più di 200 euro.
Occorrono fondi, finanziamenti, urgentemente e celermente se no non decollerà un bel niente. Per questo motivo lancio l’appello: “cercasi al più presto donazioni per questa sottovalutata iniziativa”e intanto volevo complimentarmi con i negozianti che hanno dato offerte da elemosina e da fame, che avrebbero fatto meglio a non fare, perché ancora più ignobili e disonorevoli, ricordando loro che non si fa bancarotta o si fallisce per esuberi di 100 o 200 euro nel bilancio e che anche loro, nei limiti della loro taccagneria contribuiscono al progressivo ingessamento di questa ingessata società che guarda sempre più al guadagno e il loro nobile gesto ne è una prova. Complimenti!
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