6 Gennaio 2006: Terlizzi come Atene per un giorno

Nicolò Marino Ceci
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Ha  aggregato, emozionato, entusiasmato, impressionato, toccato, commosso, unito, intenerito, sbigottito in un clima di leale competizione, amicizia, e fratellanza decine di generazioni, di padri e di figli mano nella mano di fronte alla televisone, sugli spalti, trepidando, nell’attesa della fine dei 100 metri, dello scadere del tempo supplementare, della schiacciata vincente, della battuta spiazzante, del salto felino, del match ball, del rigore che finisce ineluttabilmente sul palo.

Nacque ufficialmente nel 776 a.C. e da allora non ha mai finito di renderci bambini per poco più di 30 giorni, ogni 4 anni. L’ ultima sorella è nata ad Atene, celebrando l’edizione svoltasi sempre lì 100 anni prima. Quella dell’olimpiade è un’ emozione senza tempo, che accomuna e congiunge gli uomini di ogni tempo, le popolazioni di ogni luogo e le civiltà della storia in gare e discipline che, da essere inizialmente una sola, quella della gara a piedi nudi sono diventate ad oggi oltre 30.

Venerdì 6 Gennaio: Terlizzi accoglierà la fiamma della XX edizione dei giochi olimpici invernali di “Torino 2006”. Proprio così, per un giorno, per la prima volta nella sua storia Terlizzi sarà “olimpica”, ospitando e prendendo direttamente parte a una tradizione millenaria, finalizzata in primis a valori come la pace, la filantropia, amicizia ed eguaglianza.

Da sempre l’inizio dei giochi è stato preceduto dalla marcia trionfale della fiaccola attraverso tutti i paesi, tutti i 5 continenti, percorrendo migliaia di chilometri, calpestando le strade più diverse e impervie, le terre più calde e quelle più gelide, accendendo, nel clamore e nell’ entusiasmo generale gli animi e i cuori di spettatori visibilmente commossi e strabiliati e di folle in visibilio.

La fiaccola che in Italia illuminerà 600 comuni, prima di giungere nella città di Torino il 10 Febbraio, è giunta mercoledì 7 dicembre 2005 all’ aeroporto “Ciampino” di Roma per cominciare da lì il suo percorso e il primo tedoforo sarà Stefano Baldini, medaglia d’oro nella maratona del “Pantinaikos” ad Atene, nelle scorso Olimpiadi. E’ blu, alta 77 centimetri e ha un peso di 1900 grammi</strong>; è alimentata da una bombola a gas ed è in alluminio, resistente al freddo e alla pioggia.Il termine “tedoforo” viene dal  latino taeda, che significa “fiaccola” costituita da un ramo resinoso, particolarmente adatto a incendiarsi (letteralmente “taeda” in latino era proprio il “pino resinoso”) e -foro che deriva invece dal verbo latino “fero-fers-tuli-latum-ferre”, che significa tra le varie accezioni, anche “portare, sostenere”.

Quindi il tedoforo è propriamente il portatore di fiaccola, nel nostro caso olimpica e saranno in Italia 10.001, ciascuno dei quali avrà l’onore di percorrere 500 metri, tra cui ci saranno anche P. Baudo e F. Totti. Tuttavia il significato di questi simboli, perché di simboli si tratta, è importantissimo e non è assolutamente da trascurare. Innanzitutto il fuoco sin dal principio, sin dall’inizio dei tempi e quindi dalla sua scoperta è sempre stato tellurico simbolo, inconfondibile sinonimo, ed eterna fonte di vita, aggregazione, unificazione, socializzazione e sopravvivenza.

Partendo da questo imprescindibile presupposto, è necessario anche chiarire che un tale simbolo, sbandierato, mostrato, portato con orgoglio con il braccio alto e fiero, attraversando i vari e innumerevoli paesi del globo non ha che un solo e unico significato: la fiaccola è un filo lungo che collega e unisce da sempre nella storia dell’uomo, mille popoli diversi, mille civiltà tra loro anche antitetiche, vissute durante mille imperi che sono nel frattempo sorti e caduti, mille guerre sanguinose e strazianti, mille crisi economiche e diplomatiche, racchiudendo e sintetizzando tutto ciò in un messaggio di pace, ragione e fratellanza universale</strong>; pertanto il tedoforo non è che la deliziosa metafora dell’umanità. Perciò speriamo che, in un periodo come quello natalizio, caratteristico perché portatore di bontà e solidarietà, questi indiscutibili valori possano attecchire e insinuarsi nell’animus dei terlizzesi, almeno per un giorno.   

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