La storia infinita dei pozzi artesiani

La Redazione
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Verso la fine degli anni 80, si costituì una Cooperativa, la Cooperagi con il solo scopo di riunire tutti i soci agricoltori terlizzesi e realizzare il sogno tanto atteso: scavare dei pozzi artesiani e costruire una rete irrigua per incrementare le colture.

Così, all’inizio degli anni novanta, furono scavati ben dieci pozzi artesiani e tutto il territorio comunale venne dotato di una rete irrigua d’avanguardia. Fu un esempio di denaro pubblico speso bene giacché l’opera era stata solo parzialmente finanziata dalla Regione.

Ma con l’inizio di tangentopoli, beneficiare di soldi pubblici diventava sinonimo di malaffare e così, alle votazioni per la nomina del nuovo Consiglio d’Amministrazione, la Cooperagi non confermò nelle cariche i vecchi amministratori nominandone invece altri.

Nel 1994 quindi, il sig. Pietro Tempesta, presidente del nuovo Consiglio di Amministrazione, portò in giudizio davanti al tribunale di Trani l’intero cda e l’intero Collegio Sindacale uscente per aver prodotto danni alla Cooperativa per oltre un miliardo e duecentomilioni delle vecchie lire a causa della presunta esecuzione delle opere irrigue non conforme ai progetti.

Dopo dieci anni, finalmente è arrivata la sentenza definitiva: l’opera è stata, definita grandiosa dal consulente tecnico d’ufficio, giudicata idonea e rispondente ai requisiti. La domanda giudiziale del sig. Pietro Tempesta è stata definita dal Tribunale di Trani “pretestuosa”. Il sig. Tempesta non viene condannato perché alla fine, a pagare, sarebbe la Cooperativa.

 

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