“Un uomo così”

Di Nicolò Marino Ceci
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“Mi fà piacere condividere i miei sentimenti con mio padre che amo e che ho amato tanto”. Così ha esordito mercoledì 30 novembre nella sala mons. Felice De Paù della biblioteca comunale di Terlizzi, la signora Agnese Moro, parlando del libro che ha scritto in onore dell’amatissimo e stimatissimo padre Aldo Moro.

 Aldo Moro ha avuto un curriculum politico che farebbe invidia anche ad astri della politica italiana come Andreotti o Craxi: infatti, nella sua decennale attività è stato varie volte presidente del consiglio nell’arco degli anni ’60-‘70 , entrando in parlamento all’età di soli 30 anni. E’ chiaro che stiamo parlando di una figura illustre del panorama politico italiano del dopoguerra che ha scritto insieme ad altri illustri come Giolitti, Matteotti e De Gasperi, la storia politica dell’Italia del ‘900.

 E’ stato per alcuni anni segretario nazionale del partito della democrazia cristiana, riuscendo a conciliare l’intensa attività politica con l’insegnamento alla cattedra di filosofia del diritto all’università. Dunque siamo sempre stati abituati a vedere Moro come il grande statista dai lunghi, prolissi ma densi e affascinanti discorsi ormai passati alla storia, colui che ha cercato il compromesso storico tra l’estrema sinistra e il centro democristiano, che è stato per questo motivo rapito è ammazzato dalle BR, insomma il Moro ufficiale, ma comunque nessuno o pochissimi sanno ch’egli è stato anche un uomo, coniugato, con 4 figli, fatto di emozioni, sentimenti, paure, timori e preoccupazioni che hanno fatto soffrire anche lui in un periodo in cui rischiava di esplodere la 3° guerra mondiale.

Agnese lo ricorda quasi commossa come una figura tenera, dolce, premurosa, affettuosa, pacata, aperta e disponibile. Dunque per questo ha voluto scrivere questo delizioso libro: per far conoscere la dimensione intima, privata, familiare, non pubblica di un inedito Aldo Moro ai suoi parenti, nipoti, amici, colleghi, stimatori, insomma proprio a tutti. La signora lo nomina molte volte con l’espressione “papà”, “il mio papà”, cercando di avvicinare gli attenti ascoltatori a questa persona “autocontrollata, mite, semplice e umile” che spediva cartoline ai suoi pargoli in qualunque parte del mondo si recasse, che quando chiamava i propri cari, raccomandava sempre di ”chiudere il gas”.

Mitigando ed equilibrando la grande intensità dei sentimenti che sottolineano la semplicità della metafora del rapporto tra padre e figlia che questo libro rappresenta, la sua scrittrice ha dipinto sulla pagina testimonianze particolarmente partecipate e coinvolgenti, scandendo capoversi e periodi come poesia, ponendo in essere una raccolta di ricordi familiari, sottolineando talvolta aspetti insoliti del padre, grande nuotatore e camminatore, pragmatico e razionale, mai vergognoso dei propri sentimenti.

 Sempre a disposizione dei suoi figli, anche quando, dopo un’intensa giornata di campagna elettorale o di mediazione con politici internazionali, veniva svegliato di notte dai suoi figli assetati, di acqua ma forse anche di affetto e lui, quasi contento li serviva, contento appunto di aver potuto dare il “meglio di sé stesso in una vita autentica e genuina” comunicando valori a intere generazioni che ora invece vivono di disvalori moderni e radicati.   

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