La storia di Silvio Chen, figlio del pittore Shou-Soo
Silvio Chen vive in Casa Betania e qui scrive racconti
La storia di Silvio Chen è quella del figlio di un pittore che dal ’93 è entrato a far parte come oblato della comunità francescana di Casa Betania a Terlizzi dopo una vita di grandi travagli ed avventure insieme alla famiglia. Silvio Chen nasce nel ’52 da un pittore cinese, Chen Shou-Soo e da madre pugliese originaria di Mariotto, Lina Lattanzi, anche lei pittrice. “I miei genitori si erano conosciuti prima della guerra all’Accademia di belle arti di Roma, dove lì, mio padre aveva appreso la pittura napoletana dell’Ottocento.” Ma nella Roma degli anni cinquanta divisa tra astrattisti e figurativi quella pittura ad olio, ispirata alla campagna pugliese non veniva considerata dai critici.
Allora il padre, fervido sostenitore di Mao, decise di ritornare in Cina per insegnare con la moglie a Pechino. La famiglia quindi partì da Roma per la Cina in treno, un viaggio interminabile ma comunque, “lungo ed incantato con soste a Berna, Budapest, Mosca…” Quando arrivarono in Cina, la serenità che vi trovarono si trasformò subito in depressione per via dell’inizio della rivoluzione culturale del ’65. L’Accademia dove i genitori non avevano ancora insegnato venne chiusa e alla fine, stanchi di attendere, decisero di riuscire dai confini della Cina. Fecero prima tappa a Macao e poi approdarono ad Hong Kong, ma gli indimenticabili ricordi dell’infanzia tra il centro storico di Roma e la campagna di Mariotto, indussero il padre a ritornare in Italia, questa volta vicino Torino.
Uno dei due fratelli di Silvio, Francesco, nel ’77 decise di trasfersi di nuovo a Roma per tentare la carta dell’Accademia d’arte drammatica “Silvio D’Amico”. Lo cose andarono bene al punto che Silvio e l’altro fratello Mario lo raggiunsero.(Repubblica)”Vivevamo tutti e tre in una camera d’affitto a Monteverde, ma respiravamo l’ossigeno dei nostri sogni.” Nel ’90 decisero di ritornare in Puglia dove furono ospitati dalla sorella della madre, Zia Silvia che accudì la sorella fino alla fine dei suoi giorni mentre Silvio ha scelto di restare a Casa Betania soprattutto per via delle parole che i genitori gli dicevano da piccolo, “puoi sempre farti frate.”
A Casa Betania Silvio Chen riempie di appunti, grossi quaderni, scrive dei suoi ricordi e della sua lunga e travagliata esistenza e dice,(repubblica) “Non ho preso gli ordini, sono un semplice oblato perché preferisco vivere una vita religiosa da laico, ma condivido le regole e i valori cristiani del francescanesimo, che non sono tanto diversi da certi valori arcaici della cultura cinese scoperti durante il mio lungo viaggio come l’amore per i maestri, per chi ha qualcosa da insegnarci, il rispetto reciproco, aiutare il prossimo incondizionatamente.” Quando poi gli si chiede: perché scrive? Silvio Chen risponde, “per fare luce dentro me stesso, per ricordare, per mettere un argine al flusso della vita, e anche per ringraziare comunque Dio..”
Commenti
-
Grazie per questa testimonianza, mi ricordo bene il padre, l’artista Chen, la madre e i bambini. Chen fu , non solo, compagno dell’accademia di Belle Arti di mia madre, Wicky Wilhelm, ma anche vicini di casa ed amici a via Margutta . Sia lui che la moglie Lina Lattanzi avevano la dote di essere molto gentili e simpatici.
Fanno parte dei bei ricordi d’infanzia !








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro