Galliani: «Io, rimossa senza possibilità di intervento dalla Commissione Edilizia e Urbanistica»

La Redazione
mariangela galliani

La consigliera del gruppo misto annuncia le sue dimissioni da componente della I commissione, in cui è stata spostata – lamenta – senza essere stata consultata

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“Anche ieri, strumentalizzando il più rappresentativo dei consessi di questa Comunità, si è consumato l’ennesimo atto di una rappresentazione delle istituzioni locali che personalmente ho trovato barbara. Assistere ad una discussione in cui, piuttosto che affrontare temi decisivi ed urgenti vergognosamente messi in coda da troppi mesi, si è scelto di dare priorità, anticipandolo sul resto, all’accanito desiderio di punire che ormai prevale in chi dovrebbe incarnare la purezza dell’interesse generale più esteso e, invece, indugia su di me, è stato umiliante”. 

Così la consigliera del gruppo misto Mariangela Galliani, che lamenta di aver subito senza possibilità di intervento l’estromissione dalla seconda commissione consiliare edilizia e urbanistica a seguito di un “rimpasto” nelle commissioni consiliari intrapreso dalla maggioranza e ufficializzato nel consiglio di ieri.   

“Come fossi un oggetto da spostare e mettere dove arreca meno fastidio, mi hanno prima espulsa, a forza (è questa l’espressione che hanno utilizzato) dalla commissione consiliare edilizia ed urbanistica, per inserirmi in quella dedicata al bilancio e al settore finanziario, senza mai soffermarsi, nemmeno per un istante, a chiedermi cosa pensassi io – osserva l’esponente del consiglio, che annuncia a questo punto le dimissioni da componente di quest’ultima commissione -. Se avete mai giocato a Risiko, avrete idea che sia stato come essere territorio spartito. Solo che invece di un disegno, la spartizione riguardava una donna, una madre, una professionista, un rappresentate delle Istituzioni, ridotto ad oggetto, a pedina, a corpo. Se tutto questo abbia risvegliato echi di violenze peggiori, rispondo di si. La politica è ancora in mano a troppi bulli. E ciò che più mi indigna e che altre donne si siano prestate a questo gioco. Questo lo trovo odioso. Dal canto mio, non sono mai stata una pupa. Per ciò, immediatamente dopo la votazione, ho trasmesso una lettera di dimissioni dal ruolo di componente della commissione che illegittimamente altri hanno scelto per me”.

Galliani protesta anche per non aver potuto leggere la lettera di dimissioni durante l’assemblea di ieri: “Non mi è stata data la possibilità di leggerla, eccependo mille formalità”. Di seguito il testo dell’annuncio di dimissioni dalla prima commissione consiliare permanente da parte di Mariangela Galliani:

Stimatissimi,

in qualità di neoeletto componente della prima Commissione Consiliare permanente, sono, mio malgrado, a rassegnare le mie dimissioni irrevocabili che chiedo siano messe agli atti che comporranno questa deliberazione, con l’assistenza giuridico amministrativa del Segretario Generale.

Ho già lungamente avuto modo di spiegare come, pur essendo stata eletta in questa Maggioranza, per volontà degli altri suoi componenti e, primariamente, del Sindaco è stato richiesto che io non ne faccia più parte. Le ragioni umiliano il senso vero del mandato elettorale.

Tale volontà si è definitivamente conclamata nel corso della seduta del Consiglio Comunale del 30 dicembre 2020 quando, con l’approvazione definitiva della proposta di Deliberazione n.94 del 28-12-2020, si è inteso escludermi illegittimamente dalla seconda Commissione Consiliare.

Quanto, ancora, si è consumato nella odierna seduta è l’ennesimo esempio di un modo di male intendere e interpretare la democrazia che devo mettere a distanza da me e dai cittadini che rappresento.

Quest’oggi, il Consiglio Comunale è stato chiamato a votare una proposta di deliberazione (che è indicata in oggetto e che allego) mal scritta a più mani che riporta la firma del dott. Pietro Balbino, in qualità di dirigente del Settore.

Sebbene del tutto eccedente rispetto all’oggetto del dispositivo, la parte narrativa indugia oltre la ragionevole misura dell’opportunità e del buon senso, nel rinnovare considerazioni false che mi riguardano, esponendo, per una volta nuova, nella sede più rappresentativa delle Istituzioni, alla aggressione pubblica un consigliere comunale ritenuto colpevole di aver negato, per dovere di mandato, la propria complicità a scelte amministrative non condivisibili poiché ritenute contrarie all’interesse generale della Comunità che rappresentiamo. Scelte del tutto estranee al programma politico che ho votato e che, tutt’oggi, sostengo.

Leggo nel testo proposto in votazione che il Consiglio Comunale ritiene che il mio passaggio al gruppo misto e l’assenza di una esplicita comunicazione dell’intendimento di riconoscermi nella maggioranza avrebbe di fatto determinato il non rispetto del rapporto tra maggioranza e minoranza previsto dal comma 1 dell’articolo 17 del Regolamento Consiliare.

Leggo il riferimento alla sentenza n. 649/2004 del TAR Latina che, a proposito dell’appartenenza alla maggioranza o alla minoranza, sottolinea come non si rinvenga norma o principio che possa cristallizzarla in apposita dichiarazione. Leggo inoltre che il mutamento delle opinioni del singolo consigliere debba ritenersi avvenuto soltanto allorquando sussistano univoci indizi.

Mi sia consentito di osservare come la scelta stessa del verbo “ritenere” sia indice di come, piuttosto che su evidenze, la motivazione sia fondata su credenze: da una parte il Consiglio Comunale è chiamato a convincersi falsamente che sia mancata una comunicazione esplicita, dall’altra a considerare che quella stessa comunicazione sia invalidata da univoci indizi.

Quali sono gli univoci indizi? Le attività di indirizzo e controllo politico-amministrativo che scaturisce dalla legge e che ho incessantemente esercitato, per l’intera durata della vita di questa consiliatura sino a oggi, può essere considerato l’univoco indizio?Cos’è che mi si chiedeva? Di non leggere, di non capire, di non vedere? Di non scrivere o di non dire? Di venir meno ai diritti che la Costituzione italiana riconosce a ciascun cittadino e che le leggi della Repubblica rimettono nei doveri di ogni buon amministratore Si è parte dei prescelti, solo a queste condizioni. Io non le ho accettate mai. Né sono la sola nell’esperienza del Sindaco. Prima di me, altre donne, per citare solo loro, hanno dovuto allontanarsi da un sistema politico al servizio degli interessi particolari. Mi chiedo se siamo noi o se, invece piuttosto, sia lei e coloro che da sempre l’affiancano ad aver impedito a questa Comunità di crescere e, in quella crescita, di scoprirsi migliore. Se non siate voi a dover fare molti passi indietro, lasciare che il Paese recuperi il tracciato e le occasioni perse.

Quello che leggo, ciò che oggi in questa assise si replica, tradisce il desiderio di infliggere la punizione a chi da quel sistema si discosta, di imprimere il marchio su chi non obbedisce alle sue regole. C’è una dignità che non soccombe neppure di fronte alla forza dei numeri. C’è un’etica e una morale della politica che sopravvivono, nonostante tutto. Sono donna, madre, architetto, cittadina che si onora di rappresentare una Comunità che ha scelto anche di essere rappresentata in modo diverso. Tutta intera. Perciò, è con profonda amarezza che rassegno queste mie dimissioni.

Siano esse il segno di ciò che non si piega alle logiche del compromesso e alle compromissioni e che gli è opposto. Il marchio, il cappello dell’asino che, più volte ho citato e che io non porterò, indossatelo voi, per aver tradito il mandato politico che vi ha visti eletti e lo spirito stesso dell’Istituzione che rappresentate. Rinnovo la reiterata richiesta di essere informata, con cortese sollecitudine, di tutte le Commissioni Consiliari Permanenti programmate, per portervi partecipare, secondo il mio diritto, in qualità di uditore. Non mi è dato saperlo in altro modo, se non attraverso una precisa comunicazione, dal momento che, pur essendo nelle sue facoltà, il Consigliere Paolo Adamo, non ha mai ritenuto di dover usare la cortesia nei miei confronti di condividere le maggiori notizie alle quali ha accesso nella sua qualità di Capogruppo del Gruppo Misto.  

Approfitto, infine, per riproporre l’urgenza di garantire il diritto alla partecipazione e la trasparenza delle Commissioni Consiliari anche ai cittadini, offrendo agli interessati la possibilità collegamento alle sedute quantomeno in modalità a distanza.

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