«No alle scorie nucleari in Puglia e Basilicata»: migliaia di firme per la petizione on line

La Redazione
No alle scorie nucleari in Puglia e Basilicata

La notizia non ha lasciato indifferenti istituzioni, associazioni (tra cui la Regione Puglia e l’ente Parco Alta Murgia) e cittadini, facendo emergere un interesse che supera i confini delle singole città direttamente coinvolte

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«Lanciare un segnale non trascurabile della volontà popolare». È l'obiettivo della petizione aperta cinque anni fa sul web da Gaetano Garzone, assessore all'ambiente del piccolo comune di Irsina, in provincia di Matera, «per scongiurare il rischio di creare un sito unico delle scorie nucleari nei territori di Basilicata e Puglia».
 
Ieri, poche ore dopo la pubblicazione della Cnapi, la carta che individua le aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani, la petizione è stata aggiornata, ha rapidamente ripreso vigore e (nel momento in cui scriviamo) ha già ottenuto oltre 40mila firme.
 
Il fatto è ormai noto. La carta pubblicata dalla Sogin (la società pubblica di gestione del nucleare) indica 67 zone in tutta la Penisola tra le quali verrà individuata l'area in cui sorgerà il deposito di scorie nucleari. Tra queste, ben 13 sono ubicate in Puglia e Basilicata,  alcune addirittura a una cinquantina di chilometri da Corato. Nel dettaglio: una in territorio Gravina, due tra Altamura e Matera (tutte con classe di idoneità A2, quindi ritenute particolarmente adatte) e tre a Genzano di Lucania (classificate C), tra i 50 e i 60 chilometri dalla nostra città. Poco più lontane altre tre zone tra Matera e Laterza (classificate A2) e altre quattro in Basilicata tra Genzano, Oppido e Acerenza (classificate C).
 
La notizia non ha lasciato indifferenti istituzioni, associazioni (tra cui la Regione Puglia e l'ente Parco Alta Murgia) e cittadini, facendo emergere un interesse che supera i confini delle singole città direttamente coinvolte.
 
«Cinque anni fa ho deciso di creare una petizione online per dar voce a migliaia di persone» scrive l'autore della petizione. «Petizione presentata e approfondita nella sala stampa della Camera dei Deputati nel 2016, in occasione del referendum costituzionale. Donne e uomini che hanno firmato per tutelare il proprio territorio, il diritto alla salute e la voglia di credere in un futuro migliore per i propri figli. Parlo di diecimila sottoscrittori. Stamattina (ieri, ndr) un risveglio amaro. Con quella petizione, ho sempre sperato di sbagliarmi. Poi leggo che la Sogin ha desecretato la Carta delle aree più idonee ad ospitare il deposito unico nazionale delle scorie radioattive. Basilicata e Puglia con 17 aree interessate. Matera, Genzano, Gravina, Altamura, Irsina ecc. Il 2003 non è più un lontano ricordo e la marcia dei centomila di Scanzano Jonico non ha insegnato nulla a lor signori.
 
Stiamo cercando di comprendere meglio il documento per la consultazione e il progetto preliminare di Sogin. Non pensavo di ritrovarmi, a distanza di anni, in qualità di Assessore all'Ambiente del Comune di Irsina, a dover combattere una battaglia così grande. Siamo in contatto con le altre istituzioni locali e con gli amici di ScanZiamo le scorie per mettere in piedi tutte le iniziative per salvaguardare la nostra terra. Il nostro è un territorio a vocazione agricola con un inestimabile patrimonio paesaggistico, artistico e culturale. Tutti le istituzioni locali e i cittadini si batteranno in ogni sede per tutelare il proprio territorio. Noi le scorie non le vogliamo».
 
Oggi, come cinque anni fa, occorre «dare segno di unità, condivisione e compattezza».
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