La devozione a Maria Ss di Sovereto a Rivello

La Redazione*
La Madonna di Sovereto di Rivello

Lo studio dello storico Vito Bernardi

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Da duecento anni nella ubertosa città di Rivello il culto,  per grazia ricevuta, verso la Vergine di Sovereto

Sin dal XV secolo, sotto la denominazione dei sovrani aragonesi, è fatta risalire a Terlizzi il ripristino della fiera di San Marco che secondo alcuni storici locali trae la sua origine durante il dominio angioino per volere dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, i cui membri erano chiamati giovanniti o gerosolimitani. La fiera iniziava il 23 di aprile e terminava, dopo otto giorni, con la famosa corsa del ”Pallio”, stendardo fatto di stoffa pregiata sul quale era raffigurato l’immagine del gallo, simbolo della città. Durante la fiera qualsiasi persona, cittadino o forestiero, che veniva a comprare o vendere era esentata da dazi e gabelle. Decisione che era stata stabilita dagli antichi Statuti Municipali di Terlizzi redatti intorno al 1538:”…dal jorno de San Georgio alli XXIII de aprile per tutta la octava di ditto jorno tucti diei inclusive siano franchi de compra et de vendita per esser in dicto tempo la franchitia generale in epsa terra de Terlitio: intendendosi ancora esser franchi tanto in dicta terra de Terlitio como in Santa Maria de Soverito de epsa terra et ancora in tucto lo districtu et territorio de dicta terra de Terlitio”.

Nei primi decenni del Cinquecento, Francesco I re di Francia e Carlo V sovrano di Spagna pretendevano il possesso del Mezzogiorno. Il territorio pugliese era sottoposto a continui scontri armati tra gli eserciti francese e spagnolo e a continue incursioni delle soldataglie nelle città e nelle campagne. Un serio pericolo correvano specie gli insediamenti religiosi sparsi nelle isolate campagne. Anche la Commenda di Sovereto con il suo santuario non poteva stare tranquilla. La precaria situazione del momento spinse il commendatario a consegnare la “antichissima e miracolosissima cona della Beata Vergine”, venerata sin dal suo ritrovamento nella ecclesia Sancte Marie de Suberito“, al Capitolo della chiesa matrice di Sant’Angelo “per maggiore custodia”. Ai maggiorenti del Capitolo fu posta questa condizione: l’icona doveva ritornare ogni anno a Sovereto per la tradizionale festa di San Marco.

Pertanto, il 23 di aprile, inizio della fiera terlizzese denominata anch’essa di San Marco, si svolgeva il ritorno della icona soveretana nel luogo del ritrovamento. Un rito processionale dal forte richiamo devozionale e partecipativo, che si inseriva in un contesto fieristico che vedeva la partecipazione di commercianti, artigiani e forestieri. Verso la fine del secondo decennio dell’Ottocento era presente alla fiera di San Marco con la sua mercanzia di vasellame in creta e rame un tale Pasquale Priante di Rivello, un borgo della zona sud-occidentale della Basilicata, in provincia di Potenza, situato nella Valle del  Noce e disteso lungo il crinale dei colli Motta, Serra e Poggio a cui fa da corona una lussureggiante natura.

La sua storia ha inizio con i fuggiaschi della città di Velia nel Cilento, che in questi luoghi trovarono accoglienza dopo la distruzione della loro città ad opera dei saraceni nel VIII secolo d.C.; nei secoli  Rivello subì la denominazione longobarda, bizantina, normanna, angioina. I feudatari, dai Sanseverino ai Ravaschiero fino ai Pinelli, la governarono. I rivellesi per amore della libertà, come i terlizzesi nel 1779, si liberarono dal feudatario la prima volta nel 1576 pagando ai principi di Monteleone tredicimila ducati; ricaduti di nuovo in dominio feudale, nel 1719 acquistarono il feudo dall’ultimo feudatario Orazio Pinelli Ravaschiero, duca di Acerenza, con la esorbitante cifra di cinquantacinquemila ducati. Il Settecento è  il periodo più florido per il suggestivo paese lucano che vede incrementare la sua economia grazie alle numerose ramiere e ferriere sorte lungo il fiume Noce, aumentare la popolazione e assumere l’attuale assetto urbanistico ed architettonico dotato di comode arterie viarie, palazzi e chiese di rara bellezza. La libertà porta sempre nei popoli ricchezza ma anche bellezza.

Nell’Ottocento, con il decennio francese(1806-1815) Rivello sprofonda nella miseria, con la restaurazione borbonica avviene una ripresa, con l’Unità d’Italia il brigantaggio, fiorente nelle terre lucane, e la mancanza di lavoro spingono i rivellesi ad emigrare nelle Americhe. Il ramaio Priante sarà stato toccato dalla forte devozione dei terlizzesi verso la Vergine di Sovereto, osservando la processione del 23 di aprile che in quel tempo si presentava spettacolare per la numerosa partecipazione di chierici, di frati Cappuccini e Osservanti ,di confraternite e di rappresentanze dei ceti cittadini che pregando e cantando, con in mano ognuno un cero acceso, si dirigevano lentamente verso il Sovero. Il Priante avrà sicuramente pregato  la Madre di Dio per un ritorno al paese, al termine della fiera, privo di pericoli e difficoltà. Il ritorno, purtroppo, si presentò faticoso per un malore improvviso che lo colse. Lungo il tragitto, pensò di rivolgersi a quella Madonna venerata a Terlizzi, che con tanta dolcezza materna regge in braccio il Bambino, affidandole la sua vita in pericolo e promettendo di erigere, appena giunto a destinazione una cappella in suo onore. Le continue preghiere rivolte alla Vergine salvarono la vita al Priante, garantendo anche un ritorno tranquillo. Per mantenere il voto fatto, fa costruire una cappella ad ovest del paese in contrada ”Piano del Pignataro”, una zona ricca di botteghe per la lavorazione di vasellame in creta, che in seguito sarà chiamata “Piano del Sovereto”, e l’arricchisce con la dote di un campo di ulivi la cui rendita doveva servire per il mantenimento di una lampada ad olio che doveva ardere in perpetuo davanti all’immagine della Vergine soveretana.

La cappella ancora oggi conserva i connotati originali anche se agli inizi degli anni cinquanta del Novecento, grazie alle rimesse degli emigranti rivellesi delle Americhe, sono stati realizzati lavori all’esterno come la costruzione del campanile. Gli eventi di cui sopra sono ricordati in una semplice lapide affissa all’ingresso che così recita: “Maria Vergine del Sovereto/ edificata a devozione di /Pasquale Priante/ A.D.1821/ Ampliata dalla pietà dei fedeli/ residenti all’estero/ a cura del can. Michele Palmieri/ Arciprete di S. Maria/ A.D.1953/”. All’esterno la cappella presenta un piccolo portico arcuato e una sobria facciata, all’interno un’unica navata, al centro l’altare, al di sopra dell’altare, racchiusa in una nicchia la statua in legno della Madonna del Sovereto che presenta i tipici caratteri iconografici con i quali si esprimeva nell’Ottocento la devozione popolare di cui si ha testimonianza nei santini, nelle edicole, negli ex voto: la Madre di Dio è rappresentata a mezzo busto sopra delle nubi, con la mano destra indica il Bambino che con la mano sinistra sorregge il globo; in basso la pecora con il pastorello, inginocchiato in segno di riverenza e rispetto, che cerca di togliersi il cappello, due alberi, una casa e una chiesa con riferimento al  bosco, al villaggio e al santuario soveretani. Il Priante stabilì i solenni festeggiamenti in onore della Vergine nella seconda domenica di luglio. Il giovedì che precede la seconda domenica di luglio la statua viene tolta dalla nicchia e posizionata nel tosello (baldacchino di reminiscenza spagnola) che viene adornato con pregevoli drappi e arricchito con fiori e luci.

La domenica la statua viene portata in processione per le contrade seguita anche da alcune devote che portano sul capo le cosiddette ”Cente”, cento candele legate con nastri e adornate di fiori e santini, quale offerta alla Vergine. Al termine della processione e della liturgia eucaristica, i rivellesi e i pellegrini si riversano nelle contrade per assaporare i gusti della buona gastronomia locale e godere della dolce frescura dei luoghi. Ricorrendo lo scorso anno il bicentenario della costruzione della cappella (1821-2021), Rivello onorava la Madonna del Sovereto con l’imposizione di preziose corone sul capo della Vergine e del Bambino, confermando ”devozione e venerazione nei suoi confronti, da sentirla sempre viva e presente nella vita, quale Madre amorevole e premurosa”.

Non poteva mancare ai festeggiamenti del bicentenario la presenza della locale Pro Loco che il diciotto luglio 2021 si recava a Rivello per confermare gli ottimi rapporti di amicizia e di rispetto che intercorrono tra le Pro Loco di Terlizzi e di Rivello. Il momento più emozionante della visita fu la partecipazione alla solenne celebrazione eucaristica a cui presero parte le delegazioni delle due Pro Loco, dei Comuni di Rivello e di Terlizzi, del Comitato Festa Patronale e dell’Associazione Festa Maggiore di Terlizzi. Terminata la cerimonia religiosa, le Pro Loco siglarono un documento di gemellaggio al fine di favorire, attraverso iniziative, eventi, manifestazioni, attività di natura religiosa, culturale, turistica ”l’antica fede dei nostri padri verso la Vergine di Sovereto”. La cerimonia del gemellaggio fu arricchita dai doni delle delegazioni terlizzesi.

L’Associazione Festa Maggiore consegnò alla Comunità di Rivello una magnifica opera titolata ”Apparizione della Vergine di Sovereto al pastorello” del pittore Giacomo Angarano; il Comitato Festa Maggiore un dipinto su ceramica raffigurante il ritrovamento dell’icona soveretana con i tipici caratteri con cui si esprimeva nell’Ottocento la devozione popolare; l’Amministrazione Comunale un quadro in ceramica con l’immagine della Vergine di Sovereto attorniata da fiori, chiaro riferimento alla città di Terlizzi. In conclusione, riportiamo la semplice preghiera che il popolo di Rivello profondamente mariano, con amore filiale  e sincera fede, rivolge alla Madre di Dio, venerata sotto il titolo di Madonna del Sovereto, nei momenti tristi e belli della vita.

PREGHIERA

A Te rivolgo la mia preghiera, Madonna del Sovereto, che sei la speranza di chiunque a Te fiduciosamente si rivolge. Voglio lodarti e venerarti come il pastorello ai tuoi piedi; voglio lodare in Te la Donna, la Madre, la Sposa, la Regina, la Creatura perfetta, senza macchia, nella quale la volontà del Padre ha trovato compimento. Quando Tu dicesti “sì”, lo Spirito di Dio operò in te un grande prodigio e Ti rese madre nella Tua verginità, e Tu, serva di Dio, divenisti la Madre del Tuo Signore. Ora, o Madre cara, mi doni il Tuo figlio Gesù che, con le braccia protese, mi accoglie con gesto amoroso per rendermi partecipe del suo amore. O Vergine, Madre di Dio, non disprezzare le mie preghiere, ma ascoltami con benevolenza ed esaudiscimi. Amen

*Dr. Vito Bernardi-Studioso della Puglia e di Terlizzi     

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