Alberto, terlizzese che vive in Cina: «Ecco come affrontano qui il virus»

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Il racconto del nostro concittadino, che lavora a Hangzhou, mette a confronto la gestione italiana e quella cinese dell’emergenza
Ci scrive Alberto Chiapperino, un nostro concittadino che lavora da alcuni anni in Cina, nella grande città di Hangzhou, e in questo momento si trova in Estremo Oriente, dove è tornato il 14 marzo scorso.
Terlizzese, 50 anni, Alberto è ingegnere meccanico e lavora ad Hangzhou (nella provincia dello Zhejiang a 850 km da Wuhan), nella Haveco, un’azienda del gruppo Fiat.
Il suo circostanziato racconto ricostruisce il suo lungo viaggio di ritorno dall’Italia in Cina mettendo a confronto la gestione italiana e quella cinese dell’emergenza Coronavirus, soprattutto dal punto di vista logistico-organizzativo.
Alberto spera che il suo contributo “possa servire ai nostri compaesani a capire l’importanza della quarantena come la sto facendo io”. Di seguito riportiamo integralmente la sua testimonianza.
Dovevo recarmi da Bari ad Hangzhou per lavoro. Partenza prevista 14/03/2020. Il mio piano di volo:
1. Bari – Roma con volo Alitalia AZ 1602 (poi cancellato);
2. Roma – Francoforte con volo Lufthansa LH 233;
3. Francoforte – Shanghai con volo Air China CA 936;
E poi? Poi una fantastica macchina organizzativa che pur stremandomi con una procedura che è durata 9 ore, ha protetto dal COVID 19 me e tutti gli altri esseri umani sani. Alla luce della mia esperienza mi sono sembrati chiari obiettivo e strategia.
Obiettivo: Impedire che i passeggeri, considerati indistintamente potenziali untori, potessero entrare in contatto con cose e persone che non fossero sotto il diretto controllo delle autorità;
Strategia: tagliare ogni possibile sorgente di contatto con il mondo esterno, dalla carlinga dell’aereo fino alla stanza dell’hotel, sede della quarantena.
Il Processo. Durante il volo Francoforte-Shanghai: compilazione di un modulo in autocertificazione di valore legale in cui riportare dati personali, gli eventuali sintomi da Covid 19 e i posti visitati negli ultimi 14 giorni. Dopo l’atterraggio, tutti i passeggeri hanno indossato guanti e mascherina e sono rimasti seduti ai loro posti in attesa dello staff governativo. Da questo momento e ad ogni step che ne è seguito, uno staff con un compito specifico accoglieva il gruppo in arrivo e dava disposizioni su cosa fare supportando tutti. I passeggeri sono stati fatti scendere a gruppi di circa 20 persone, cominciando da quelli provenienti dai Paesi più a rischio (io sono stato tra i primi), e raccolti subito dopo l’uscita dell’aereo. Lo staff ha accompagnato il gruppo all’interno dell’aeroporto seguendo un percorso obbligato. Ad attenderlo c’erano altri addetti che hanno fatto registrare ogni passeggero attraverso un’app (We Chat nel mio caso) presso gli uffici governativi. L’avvenuta registrazione rimandava un codice: nel mio caso un sfondo verde con la scritta B2. Questo ci permetteva di passare allo step successivo: un’area dove c’erano una sessantina di postazioni alle quali abbiamo consegnato il modulo scritto in aereo e siamo stati sottoposti ad un colloquio di valutazione. Grosso modo si è trattato di ribadire le cose scritte sul modulo specificando bene la ragione del viaggio, la destinazione e la persona locale responsabile aziendale da contattare. Ad ogni step ci misuravano la febbre. Al termine del colloquio ci hanno rilasciato una certificazione in cinese con allegato: il modulo scritto in aereo e un bollino da apporre sul passaporto. Questo poteva essere verde (che consentiva l’uscita dall’aeroporto), giallo (che indicava l’obbligo di quarantena) e rosso (obbligo di ricovero in ospedale). Io ho avuto il bollino giallo. A questo punto ognuno di noi era destinato ad un’area specifica dell’aeroporto in dipendenza della destinazione finale. Io sono stato aggregato al gruppo che andava ad Hangzhou. Raggiunto il numero sufficiente ci hanno portati su un autobus e da qui inviati in un centro di smistamento logistico fuori dalla città di Hangzhou. Qui siamo stati registrati nuovamente e rifocillati con acqua e qualcosa da mangiare. Dopo la registrazione siamo stati di nuovo interrogati sulle cose riguardanti il Covid 19, rimisurato la febbre e messi in attesa dell’autobus che ci avrebbe portati a destinazione. In questa fase tutte le persone dirette ad Hangzhou sono state suddivise per grado di pericolosità. Io appartenevo al gruppo dei più pericolosi, cioè quelli provenienti da Italia e Giappone. Verso le 23.30 sono arrivato in Hotel. Ad attendermi c’era un altro staff che mi ha registrato e fatto firmare le regole da seguire. Ad oggi ho trascorso il mio primo giorno e mi trovo molto bene. Sono felice di aver subito questa procedura perché sono sicuro di non aver danneggiato nessuno. Da questo punto di vista, la prima parte del viaggio invece, è stata un disastro. Vediamo perché.
Alitalia ha cancellato il volo. Sono stato obbligato a noleggiare un auto per andare da Bari a Roma. Io sono sano ma sono entrato in contatto con molte persone (stazioni di servizio incluse) e ho rischiato di contagiarmi. Ovviamente ho usato tutte le precauzioni del caso (perfino evitare di usare il self service per il carburante pagando la benzina 0,50 Euro/litro in più… Almeno di questi tempi si potrebbe evitare questo extracosto).
L’Italia ha sospeso il volo diretto Roma – Hangzhou e così sono stato costretto ad andare a Francoforte. Nell’aeroporto di Roma ho trovato una situazione abbastanza sicura perché c’era poca gente e i bar e i negozi erano chiusi ma non era esclusa la promiscuità tra sani ed infetti. A Francoforte, invece, io avrei potuto infettare o essere infettato da tantissime persone perché non c’erano restrizioni, i bar e i negozi erano aperti e ognuno poteva fare quello che voleva dal punto di vista della tutela personale.
Morale:
1. I voli non si cancellano perché questo genera ulteriori rischi e riduce il controllo dei passeggeri.
2. La quarantena ha un senso se chi la completa viene a trovarsi il giorno dopo in un ambiente sano, altrimenti è sempre sotto il rischio di contagio e viene vanificata.
In Cina hanno:
1. Confinato il virus attraverso la quarantena a tappeto;
2. Liberato le persone sane per portarle alla vita quotidiana e curato gl’infetti;
3. Impedito che ogni possibile sorgente di contagio (come me) possa interagire con la popolazione sana;
Aver permesso i viaggi dal Nord Italia al Sud senza sottoporre prima i viaggiatori alla quarantena, in Cina non sarebbe mai successo.
Ho imparato che il principio non può essere bloccare l’Italia ma consentire la vita normale a chi è sano, far fare la quarantena ai sospetti, curare i contagiati e controllare tutti quelli che arrivano per evitare la diffusione del virus.
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