Centrale a biomasse, Il Fronte dei Ribelli: «Non condividiamo la posizione di chi alimenta paure»

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Il centro sociale interviene nella querelle in corso sul progetto dell’impianto che dovrebbe essere realizzata in strada Monserino, sulla Terlizzi-Mariotto
Il Fronte dei Ribelli interviene nella querelle in corso sul progetto della centrale a biomasse che dovrebbe essere realizzata in strada Monserino, sulla Terlizzi-Mariotto.
“Sappiamo che da anni nell’agro terlizzese e non solo è in corso un’emergenza ambientale molto spesso sottaciuta dall’intera classe politica, fatto salvo le denunce e i comunicati stampa fatti da Legambiente e dalle Guardie Ambientali locali, sullo spandimento delle acque di vegetazione e della sansa di olive – esordisce la nota del centro sociale -. La normativa vigente, la 574/96 infatti, permette lo spandimento di questi prodotti sui terreni agricoli fino a 80 quintali per ettaro, solo che la normativa che prevede delle fattispecie penali molto severe per chi viola i quantitativi di spandimento, non tiene presente la composizione dei terreni che varia da zona a zona e le precipitazioni che potrebbero accentuare una situazione di inquinamento da azoto della falda”.
“Lo spandimento è ancora oggetto di studio, ciò che si sa è che questo lavoro ravviva la vegetazione, ma in caso di eccessi, incrementi la desertificazione dei suoli e provochi l’essiccamento delle piante”, continua il comunicato. “Molti privati anni fa hanno avanzato delle richieste legittime per tutelare l’ambiente, lavorare e rispettare la legge, con l’eventuale possibilità di costituire una centrale a biomasse che andrebbe drasticamente a ridurre l’impatto ambientale attuale, in una regione come la Puglia che non solo alla luce dei cambiamenti climatici si candida al rischio desertificazione, ma che attualmente con l’iper-produzione in atto si trova a gestire un’emergenza: l”emergenza sansa’”.
Per Il Fronte dei Ribelli la situazione attuale relativa allo smaltimento della sansa è molto complessa: “C’è una guerra attualmente in corso tra i frantoi per accaparrarsi camion che portino i prodotti ai biodigestori, ma la situazione è ed è sempre stata poco controllata e mal gestita, con taluni che come dichiarato nei comunicati delle organizzazioni ambientaliste, potrebbero aver effettuato sversamenti selvaggi in barba ad ogni norma ed ad ogni legge. Una centrale a biomasse andrebbe quindi a ridurre drasticamente l’attuale impatto ambientale se alimentata solamente a sansa, anche se resta la possibilità in seconda istanza che venga usato l’organico proveniente dalla raccolta dei rifiuti differenziata”.
Il centro sociale concorda con la posizione de La Corrente l’altro giorno, tesa a cercare “di acquisire informazioni più dettagliate prima di parlare, mentre non condivide gli allarmi di chi “paventa paure relative all’impatto ambientale, senza comprendere pienamente l’attuale situazione di emergenza cocente”.
“Certo l’amministrazione Gemmato è senza alcun dubbio un’amministrazione che malamministra la città e ci sarebbero tanti argomenti da trattare, ma tra tutti quelli da trattare andare ora ad attaccare l’amministrazione su l’unica cosa che serve e che forse risolverebbe un annoso problema, è veramente incomprensibile, oltre che fortemente strumentale”, rileva Il Fronte dei Ribelli. “Durante la conferenza stampa inoltre era presente anche l’associazione che si occupa di valorizzare la via Francigena a livello turistico. Vorremmo sapere da questa associazione che paventa cattivi odori e perdita economica turistica e di paesaggio se si dovesse fare la centrale a biomasse, se quando alcuni frantoi oggi spandono i sottoprodotti in terreni a ridosso della stessa via che si vuole valorizzare o dell’Appia Traina, non sussista un problema più grave come il cattivo odore da sansa o acqua di vegetazione o se i terreni sono a rischio di inquinamento della falda da azoto con il rischio di eccessi che possono produrre essiccamento e deturpamento del paesaggio. Detto questo auspichiamo che l’amministrazione comunale promuova maggiore partecipazione con i soggetti interessati, le organizzazioni ambientaliste e la cittadinanza attiva, nella speranza che si riduca l’impatto ambientale esistente e si evitino inutili polemiche che alle volte sembrano un po’ complottiste”, conclude la nota.
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